Luciano Corradini

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L’utopia pedagogica della riduzione del debito pubblico e l’impegno per realizzarla

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L’utopia pedagogica della riduzione del debito pubblico e l’impegno per realizzarla

Luciano Corradini  (In Nuove frontiere dell’educazione, (010 11 20)

Introduzione

Impegnarsi a realizzare un’utopia sembra una contraddizione. Se l’utopia è per definizione irrealizzabile, come pensano alcuni, non è contraddittorio impegnarsi a realizzarla? E fra le tante utopie da realizzare, perché assumere sul piano educativo proprio la riduzione del debito pubblico?

Che cosa è il debito pubblico, perché è un male, come si è prodotto, quali danni produce, come si fa a ridurlo? Si parla di riduzione, non di azzeramento: i parametri di Maastricht, sottoscritti anche dal nostro paese nel 1992, prevedono che in ogni esercizio finanziario lo Stato non debba indebitarsi oltre il 3% del Prodotto interno lordo e che il debito complessivo non debba superare il 60% del Pil. Entro questi limiti, il debito è sopportabile e non produce danni gravi, come accade quando diventa addirittura il doppio di questi valori, com’è successo nel nostro Paese.

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Dal Risorgimento a Cittadinanza e Costituzione

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Dal Risorgimento a Cittadinanza e Costituzione, sul filo della memoria 1

Premessa, con un cenno al Risorgimento e alle radici spirituali dell’unità d’Italia

Ho scelto un titolo un po’ strano per questo intervento, che ripercorre alcuni tratti di vicende vissute nella scuola e per la scuola, con citazione di alcuni documenti rappresentativi di ciò che ho visto e di ciò che mi sono proposto di fare nel cinquantennio che sta alle nostre spalle.

Prima di ricostruire per sommi capi le vicende della storia della scuola così come le ho vissute, vorrei ricordare una circostanza vissuta, col qui presente Roberto Maragliano e con Giuseppe Bertagna, in occasione di un convegno sul tempo pieno e sulle relative “idee di scuola”, coordinato da Elio Damiano, ad Adro, in provincia di Brescia. Adro, com’è noto, è paese della Franciacorta passato agli onori della cronaca, perché l’attuale sindaco, Oscar Lancini, ha dedicato una scuola, ricoperta di immagini verdi del Sole delle Alpi, in realtà simbolo della  Lega Nord,  a Gianfranco Miglio, professore teorico del federalismo … e non  ai fratelli Enrico ed Emilio Dandolo, eroi del Risorgimento, che per di più hanno donato al Comune tutto il loro patrimonio, compreso il Palazzo comunale. Damiano ha registrato e discusso le nostre idee di scuola, alla luce di due prospettive, quella della descolarizzazione e quella della riscolarizzazione. Io sono stato messo tra i descolarizzatori, a motivo del mio interesse per le prospettive trasversali alle discipline scolastiche, e cioè per le “educazioni”, mentre Maragliano è stato collocato fra i riscolarizzatori, per il suo impegno a difesa dell’istruzione, e in particolare dei “saperi”, come risulta dal documento elaborato dalla “Commissione dei saggi” da lui presieduta al tempo del ministro Berlinguer. Non riprendo in questa sede la querelle, se non per ricordare che a mio parere non si tratta di posizioni contraddittorie, ma “conviventi” nella mia idea di scuola: se mai si tratta di riscolarizzare, ossia di salvare la scuola dall’insignificanza e dal degrado, liberandola da un eccessivo scolasticismo, per responsabilizzarla nei riguardi della vita dei ragazzi e della società. (2)

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Rosa Calzecchi Onesti, maestra di cultura, di spiritualità e di didattica nella scuola.

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Rosa Calzecchi Onesti, maestra di cultura, di spiritualità, di didattica,

nella scuola, nell’università e nell’UCIIM *

Rosa Calzecchi Onesti, che ha lasciato questa vita a Milano, il 7 agosto 2011,  è nata a Milano il 17 maggio 1916 da Maddalena De Filippi e Carlo Calzecchi Onesti. Ha vissuto i suoi primi anni tra Milano e la Brianza, a Longone al Segrino, nella casa dei nonni materni, dove sono nati tre dei suoi fratelli e sorelle .

Gli studi liceali e universitari

A causa dei trasferimenti del padre, soprintendente ai monumenti in diverse città, si è spostata in varie città, Bari, Perugia, Bologna, Firenze. Ha iniziato le scuole superiori a Milano al Liceo-Ginnasio Berchet, dove ha avuto come professore Mario Untersteiner, e dove qualche anno più tardi, dal 1939 al 1941, avrebbe studiato, senza brillare, il giovane Lorenzo Milani. Rosa conclude però gli studi liceali a Bologna, al “Galvani“. Rimane poi a Bologna, anche quando la famiglia si trasferisce a Firenze. Frequenta l’ateneo bolognese, avendo come docenti principali Goffredo Coppola (Letteratura greca e Grammatica greca) e Gino Funaioli (Letteratura Latina, Filologia classica). Con Funaioli si laurea nel giugno del 1940, con una tesi “Sulle varianti della tradizione manoscritta dell’Eneide“.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Febbraio 2012 16:08 Leggi tutto...
 

Con Cesarina Checcacci nel CNPI e nell'UCIIM

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Con Cesarina nel Consiglio nazionale della pubblica istruzione e nell’UCIIM

Luciano Corradini

Uno dei motivi della vitalità dell’UCIIM, nel suo primo mezzo secolo di vita, è sicuramente la qualità delle persone che l’hanno animata, guidata, rappresentata in molte sedi ecclesiali e civili. Si può dire che non ci fosse settore importante di vita associativa e istituzionale a cui non si dedicassero un’attenzione specifica e una qualche forma di presenza da parte dell’UCIIM (1). Nelle sezioni periferiche, che non riuscivano a sviluppare un’analoga attività a 360°, si rappresentava l’UCIIM come una giraffa, che con la testa arrivava ai rami alti della foresta, mentre il corpo rimaneva indietro.

Una sede particolarmente importante, in cui esprimere la propria presenza, a partire da intense e impegnative campagne elettorali, allora anche ideologicamente connotate, è stata, fin dall’inizio della vita dell’UCIIM, quella del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, divenuto, a partire dal 1974, Consiglio nazionale, ossia CNPI. Il “parlamentino” della scuola ha compiti consultivi per i Ministri e disciplinari per il personale scolastico. Non fa leggi, ma le sue autonome pronunce i suoi pareri, se ben fatti e condivisi, hanno qualche probabilità d’influire sulle decisioni relative all’assetto e alla qualità della scuola.

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Cesare Scurati: riflessioni e ricordi di un amico

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Cesare Scurati: riflessioni e ricordi di un amico

(Luciano Corradini)

Passato lo shock dell’annuncio della morte di Cesare Scurati e dell’intrecciarsi di telefonate e di e- mail di sgomento, fra chi lo aveva conosciuto più da vicino, provo a ricordare qualcosa di lui, come in una conversazione fra amici, accogliendo la proposta del direttore Salvo La Rosa, che ha conosciuto entrambi nelle riunioni della Conferenza dei presidenti degli IRRSAE, negli anni ’80 e nei primi anni ’90.

Ho incontrato la prima volta Cesare Scurati all’inizio degli anni ’60, al passo della Mendola, nel Centro di cultura dell’Università Cattolica di Milano, in occasione di un corso di preparazione ai concorsi a cattedre di filosofia, diretto dal prof. Aldo Agazzi. Cesare era un giovane assistente volontario di pedagogia: a lui Agazzi aveva affidato la presentazione di un paio di ponderose opere di cultura pedagogica. Si trattava di recensioni parlate, che furono condotte però con tale accuratezza critica da suscitare in me viva ammirazione non solo per lui e per il suo Maestro, ma in generale per la cultura pedagogica. Conservo ancora il quaderno di appunti presi in quella occasione, che per me ebbe il significato di una consolante rivelazione.

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Giugno 2011 15:37 Leggi tutto...
 

Il punto sul PG 93 e sull'educazione alla salute (1992)

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Il punto sul PG 93 e sull'educazione alla salute

Luciano Corradini

Il 25° Rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese 1991 così si esprime a proposito del PG 93: "Il Progetto Giovani 93, a conclusione del suo primo anno di attività, sembra aver pizzicato le corde giuste, rappresentando per molti docenti, studenti e scuole un'occasione di rinnovamento pedagogico, didattico e organizzativo." (p. 188). Si aggiunge che i risultati sono alquanto incoraggianti, ma che il Progetto dovrà superare "la dimensione artigianale che ancora lo contraddistingue". (p.190) L'osservazione è acuta e suggerisce qualche riflessione.

L'artigianato è sinonimo di qualità, ma  non raggiunge gli standard di quantità, di stabilità, di durata che appartengono alla produzione industriale o alla regolarità dell'azione aministrativa. Il fatto è che le motivazioni, le idee, gli atteggiamenti e le competenze non si possono produrre industrialmente. E l'azione legislativa e amministrativa, anche quando impone comportamenti,  in realtà non può garantire risultati di sicura efficacia.

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