Luciano Corradini

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Digitale o tradizionale? Il segreto è intrecciare novità e continuità

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(52° convegno di Scholè) (in Corriere della Sera, Brescia 10 9 013)

Luciano Corradini

Negli anni '50 parlare di "due culture" significava denunciare la separazione fra cultura umanistico-letteraria e cultura matematico-scientifica: due mentalità e due forme di sapere che la scuola, con grave suo danno, non riusciva a integrare. Negli anni '60 e '70 le "due culture" s'identificarono con due mondi in conflitto fra loro: quello "borghese", ritenuto autoritario e selettivo, e quello della "controcultura giovanile", che lo contestava, in nome della libertà e della giustizia. Oggi le "due culture" sono per lo più simbolicamente rappresentate dal libro e dallo schermo, o dall'antica cultura alfabetica e dalla più recente cultura digitale. Il che pone, in particolare per quanto riguarda la scuola, problemi di natura tecnica, didattica, strumentale, editoriale, ma più profondamente di natura educativa. E' questo il tema affrontato nel 52° convegno di Scholè, associazione dei pedagogisti universitari cattolici, tenutosi nel Centro Mater Divinae Gratiae, a cura dell'Editrice La Scuola.

Dopo la prolusione di mons. Mariano Crociata, segretario generale della CEI, che ha fatto un primo bilancio della recezione del documento dei Vescovi per il decennio in corso, Educare alla vita buona del Vangelo, il dibattito si è svolto a partire dalle relazioni dei professori Santambrogio, Eugeni, Antonietti, Rivoltella, che hanno fornito un quadro ricognitivo e interpretativo sostanzialmente ottimistico relativamente alla possibilità di un'integrazione fra i modelli e i linguaggi che caratterizzano la cultura del libro e quella dello schermo. Più che gli aspetti antagonistici, che pure esistono, si sono analizzate le esperienze e le possibilità sia di convivenza, sia di reciproco arricchimento fra le mentalità, gli ambienti e le modalità di lavoro che caratterizzano l'attuale fase di evoluzione della produzione culturale e della comunicazione.

La storia dimostra come i cambiamenti dovuti al passaggio fra successivi paradigmi comunicativi non abbiano prodotto le catastrofi temute dai conservatori, né i miracoli annunciati dai novatori. Basti pensare al passaggio fra cultura orale e cultura manoscritta, e fra questa e la cultura a stampa, poi alla fotografia, al cinema, al magnetofono, alla televisione, all'informatica e alla telematica, con tutte le relative possibilità di accesso, di elaborazione e di comunicazione. Gli elementi di continuità e quelli di novità s'intrecciano, talvolta in tempi molto lenti, talvolta in tempi più rapidi, come sta avvenendo oggi.

Gli insegnanti, molti dei quali sono "immigranti digitali", debbono fare notevoli sforzi per tenere il passo da un lato con le continue novità di strumenti e di applicazioni che caratterizzano i nuovi media, dall'altro con i ritmi di apprendimento e con i bisogni formativi dei "nativi digitali". D'altra parte dispongono di un patrimonio di cultura, di scienza e di sapienza, che i nuovi "ambienti comunicativi" consentono di valorizzare e di proporre ai giovani in termini più accattivanti. Le strumentazioni che consentono connessioni ubiquitarie col Web, sono non solo pericoli da cui difendersi, ma anche preziose protesi che rinforzano le funzioni di memoria, di associazione, di percezione, e moltiplicatori di relazioni, di appartenenze, di partecipazione e di nuova cittadinanza.

 

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