Luciano Corradini

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Il punto sul PG 93 e sull'educazione alla salute (1992)

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Il punto sul PG 93 e sull'educazione alla salute

Luciano Corradini

Il 25° Rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese 1991 così si esprime a proposito del PG 93: "Il Progetto Giovani 93, a conclusione del suo primo anno di attività, sembra aver pizzicato le corde giuste, rappresentando per molti docenti, studenti e scuole un'occasione di rinnovamento pedagogico, didattico e organizzativo." (p. 188). Si aggiunge che i risultati sono alquanto incoraggianti, ma che il Progetto dovrà superare "la dimensione artigianale che ancora lo contraddistingue". (p.190) L'osservazione è acuta e suggerisce qualche riflessione.

L'artigianato è sinonimo di qualità, ma  non raggiunge gli standard di quantità, di stabilità, di durata che appartengono alla produzione industriale o alla regolarità dell'azione aministrativa. Il fatto è che le motivazioni, le idee, gli atteggiamenti e le competenze non si possono produrre industrialmente. E l'azione legislativa e amministrativa, anche quando impone comportamenti,  in realtà non può garantire risultati di sicura efficacia.


Il PG 93 è stato proposto alle scuole secondarie superiori da quattro circolari firmate da altrettanti ministri, ma non dispone della forza delle leggi, né quella dei programmi. Appartiene al capitolo delle proposte, più che a quello degli obblighi. Del resto rimangono inapplicate anche le leggi, se non si trovano ragioni e forze sufficienti a trasfonderle nel costume quotidiano della scuola. Basti pensare al DPR sull'educazione civica, che risale al 13 giugno del 1958.

Il PG 93 parte da una posizione di debolezza e va in certo senso contro corrente: elaborato in un marginale "Servizio per l'educazione alla salute", nell'ambito dell'Ufficio Studi,   affronta problemi che parte della cultura e della scuola avvertono come marginali, perché hanno a che fare con i valori, con le motivazioni, con la qualità della vita e delle relazioni, in un'epoca che, delusa dall'ipersocializzazione e dal protagonismo brado della contestazione, sembra chiedere alla scuola solo apprendimento, concetti, competenze.

Tuttavia questa proposta debole e marginale ha dimostrato di attecchire

nella scuola secondaria superiore. Da Udine a Lecce, da Alba a Palermo gli studenti l'hanno presa sul serio, talora con vero e proprio entusiasmo. Una ragazzina domandava angosciata che cosa succederà dopo il 93, quando il progetto finirà.

In effetti, in assenza della riforma, in assenza di ideologie dominanti e di movimenti allo stato nascente, il PG 93 è stato preso in considerazione da docenti e studenti come un "salvacondotto", che consente ai giovani di non sentirsi estranei nella scuola e come una "parola d'ordine", che serve sia per chiamare a raccolta le energie vitali, sia a mettere ordine nelle agitazioni, per lo più sterili, d'inizio d'anno, che finiscono per aumentare il malessere, senza cambiare la scuola, sia infine a mescolare carte raggruppate finora secondo pregiudizi ideologici, psicologici, culturali che affliggono la scuola, non meno che la società globale, diffondendo sospetti, sfiducia e pigrizia.

Dove l'informazione ha circolato, dove ci sono stati bravi burocrati, presidi illuminati, attivi docenti utilizzati per l'educazione alla salute nei provveditorati e  referenti capaci di diventare "complici" degli studenti senza perdere la fiducia dei colleghi, le cose hanno funzionato. Ci sono stati anche referenti cirenei, in attesa di scaricare una croce scomoda e non capita, e referenti che sono stati veri coordinatori per l'educazione alla salute (CO.ED.AS.), motivati e capaci di interpretare, nella modestia di una situazione culturale e istituzionale ancora in movimento, la ricchezza di una funzione di mediazione, di animazione, di promozione culturale, che dovrebbe trovare attenzione in sede di riorganizzazione di tutta la materia.

Se mi è consentito esagerare un po', ma sulla base di esperienze dirette e di testimonianze  raccolte nel Gruppo di lavoro nazionale e nel Comitato scientifico-tecnico istituito per legge presso il MPI,  direi che in alcune situazioni si è verificato il miracolo dell'alleanza fra cultura e benessere, movimento e istituzione, fantasia e realismo, volontariato e professionalità, protagonismo e solidarietà.

Quanto ai dati disponibili, il CENSIS,  che utilizza dati parziali per il 90-91, parla di un coinvolgimento di oltre il 50% delle scuole e di oltre il 15% degli studenti.  Coi dati definitivi si può salire di dieci punti per le scuole e di almeno cinque per gli studenti.

Per il 1991-92 risulta un notevole incremento dei progetti presentati dalle scuole, che si attestano sull'80%. Nelle Marche siamo al 90%, a Piacenza, Ravenna, Lecce al 100%. All'Aquila tutte le proposte degli studenti, che venivano da un minaccioso coordinamento cittadino, hanno trovato accoglimento nell'ambito del PG 93. A Mantova, dove alcuni istituti hanno rifiutato di designare i referenti, si è costituito presso il Provveditorato un gruppo provinciale di 75  studenti, che gestiscono una rubrica televisiva ("La scuola delle idee"), hanno realizzato un paio di videocassette sul disagio studentesco e sulla maniera di superarlo, stanno conducendo un'inchiesta sulle lezioni private e collaborano con l'Associazione Industriali ad un progetto che riguarda "la qualità totale". Forlì parla di grande entusiasmo tra i giovani: 13.000 studenti coinvolti e 900 insegnanti.

Sui muri dell'Università La Sapienza una mano ignota aveva scritto, durante i mesi della Pantera: "occupo ergo sum". Col PG si sta dimostrando che non è necessario occupare, ossia trasgredire, per sentire di essere.

La sfida da affrontare in  questi anni 90, infestati dalla malavita e inquinati dall'illegalità di massa, è proprio quella di creare intorno alle scuole dei centri d'identificazione positiva. E i convegni provinciali, regionali, nazionale ed europeo, in cui i giovani s'incontrano e s'incontreranno fra loro e con adulti significativi per confrontare idee e proposte, sono occasioni per dare vitalità e respiro ad un'istituzione, che fa notizia quasi solo quando mancano le aule o quando vandali sempre più numerosi la sporcano la derubano e la distruggono.

"PG facce sognà" hanno scritto su un cartello i giovani di Pordenone. Il sogno non è necessariamente evasivo e alternativo rispetto all'apprendimento scolastico: talora ne è la condizione. Il malessere infatti non dipende solo da carenze di strutture e di denari, ma da limiti "mentali", da difficoltà di comunicazione, da mancanza di senso.

Tutto questo comincia a farsi strada, nelle poche ricerche empiriche che affrontano il problema del benessere/malessere nella scuola, nella riflessione pedagogica, che ha scoperto una nuova centralità umanistica ed ecologica nel concetto di salute, nelle riflessioni di molti insegnanti che rifiutano l'alternativa tra apprendimento e partecipazione, nello stesso Ministero della PI, che intorno a questi concetti "marginali" va scoprendo la possibilità di riqualificare buona parte del sistema scolastico.

Il Parlamento dal canto suo ha rinforzato questa prospettiva, varando una legge (la 162/1990), che impone al Ministero di promuovere e coordinare "attività di educazione alla salute",  e che prevede contributi finanziari in proposito. Con una legge che ha per oggetto la prevenzione e la repressione delle tossicodipendenze si è così cambiata la carta d'identità della scuola, anche se non se ne sono tratte tutte le conseguenze, sul piano della strumentazione necessaria a raggiungere il nuovo obiettivo generale.

Se non ci fosse stato il PG 93, il Ministero avrebbe dovuto elaborare                             qualcosa di simile, per dare uno sfondo pedagogico e istituzionale ai   nuovi compiti dell'educazione alla salute.

In prima battuta le due materie   sono state affrontate separatamente: la CM 66/91 ha fornito indicazioni per l'attuazione della legge, la CM 241/91 ha fornito informazioni e indicazioni aggiornate sul PG 93.

Tutto ciò ha creato una certa confusione, basata del resto sul fatto che la legge non si è preoccupata di raccordarsi con quanto sta bollendo nella scuola reale. Questa fase è però in via di superamento: ora infatti sta per uscire un'unica circolare, che tratta insieme la materia della legge, con la ripartizione dei 22.220.000.000 concessi dalla Presidenza del Consiglio al MPI  per il 91-92, i centri d'informazione e consulenza, le proposte di iniziative da parte degli studenti, il PG 93, il PR 2000, i seminari per genitori.

Si chiarisce che le attività di educazione alla salute sono obbligatorie, si ribadisce che il PG e il PR sono assunti dal Ministero come strumenti di attuazione della legge, si chiede che le scuole che rifiuteranno con motivazioni di muoversi nella logica del PG e del PR indichino con quali altri strumenti intendono attuare il dettato legislativo.

In sostanza si comincia ad avere una visione organica del problema, che non è altro che il problema dell'educazione nella scuola, con i connotati tipici del nostro tempo: in questo senso l'artigianalità è inevitabile, perché la materia prima dell'educazione, che è data dalle idee, dalle convinzioni, dagli interessi disinteressati, dalle relazioni valorizzanti, mal si presta ad una lavorazione di tipo industriale e ad una lavorazione politico-amministrativa, attraverso leggi e circolari.

Completando un pensiero del Rapporto CENSIS possiamo dire  non solo: "chi crede cresce", ma anche: "chi crede fa crescere". Provare per credere.

 


 

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