Luciano Corradini

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La preistoria delProgetto Giovani, dello Statuto, delle consulte, di cittadinanza e Costituzione

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La preistoria dello Statuto degli studenti e delle Consulte studentesche

Luciano Corradini

Dal Progetto Giovani 85 al Progetto Giovani 93

 Mater sempre certa, dicevano i giureconsulti latini. Nel caso del Progetto Giovani del Ministero della Pubblica Istruzione la madre certa è il ministro Franca Falcucci, che lo lanciò e l’organizzò nel 1985, dichiarato dall’ONU anno internazionale dei giovani.Si ricorderà che i decreti delegati del 1974, che costituiscono una impegnativa risposta istituzionale al movimento studentesco del 1968, prevedevano un grande apparato partecipativo, per insegnanti, studenti e genitori, nei due sistemi paralleli e non comunicanti delle assemblee e dei consigli, sia a livello di classe, sia a livello d’istituto. Ma gli studenti non erano ancora ritenuti soggetti autonomi, portatori di diritti e di doveri.

La difficoltà di fare scorrere in questi canali formali l’acqua viva della partecipazione giovanile, indusse la Falcucci a proporre alle scuole, attraverso la rete dei provveditorati agli studi, un Progetto Giovani (nome che molti enti locali avevano scelto per programmare qualche iniziativa a favore dei giovani), che consentisse agli studenti, opportunamente convocati e assistiti dagli insegnanti più sensibili al problema, di riflettere e di pronunciarsi intorno al problema della partecipazione scolastica, ma anche della salute, con particolare riferimento alla prevenzione delle tossicodipendenze, che da qualche anno avevano cominciato ad affliggere il mondo giovanile.

I temi si sarebbero affrontati a livello di classe, d’istituto, e da ogni provincia sarebbero stati scelti due studenti, che nel dicembre del 1985 parteciparono ad un convegno nazionale a Roma, incontrando due ministri (Istruzione e Lavoro) e il Presidente della Repubblica. Ne uscì un bel documento, ricco di considerazioni e di proposte. Attraverso l’amico Piero Cattaneo, che era stato chiamato dalla preside Pellicciari, delegata dalla Falcucci, a coordinare i lavori del convegno, venni a conoscenza del documento e lo pubblicai in un libro intitolato La scuola e i giovani verso il 2000.

Nel 1987 la Falcucci abbandonò la sua creatura, perché dovette passare la mano al ministro Giovanni Galloni. Io ero allora presidente dell’IRRSAE Lombardia. Invitai Galloni a visitare l’istituto e a presiedere un’assemblea di dirigenti scolastici e responsabili regionali della Lombardia. Finito l’incontro, una fitta nebbia ci avvolse, sicché l’aereo della Presidenza del Consiglio che lo aveva portato a Milano non poteva decollare. In attesa di una schiarita, potrei parlare un’oretta col Ministro, facendogli il riassunto delle puntate precedenti del Progetto Giovani. Se ne convinse e mi chiese di parlarne con Amedeo Lauria, un direttore generale che si occupava di questioni “trasversali” alle diverse direzioni generali del Ministero.

Così feci e fui presentato ai funzionari dell’Ufficio Studi, che stavano preparando una giornata antidroga, con la partecipazione della TV. Una cannonata, che però si sarebbe esaurita in una giornata. Proposi di ripensare e rilanciare il Progetto Giovani, non più per un solo anno, come aveva fatto la Falcucci, ma in una prospettiva triennale. La proposta era temeraria, perché i governi allora duravano in media un anno e non si poteva impegnare i bilanci degli anni successivi.

Pareva però che Galloni si fosse convinto, tanto che ristrutturò l’Ufficio Studi, affidandomi, con una convenzione a costo zero con l’Università di Milano, il settore “Problemi della condizione giovanile”.

Nel convegno di Fiuggi, nella primavera dell’89, presentai una relazione che disegnava un nuovo Progetto Giovani, targato prima 92 poi 93, date relative all’avvio del mercato comune europeo.

L’idea fu accettata: se ne convinsero sia i dirigenti del Ministero, sia i docenti referenti per l’educazione alla salute dei diversi provveditorati, sia il Ministro Galloni, che arrivò a Fiuggi, lasciandomi nel panico, con un’ora di ritardo, con la sua 127 Fiat. Fece invece un bel discorso, mi autorizzò a fare una circolare sulla base delle linee là indicate e poi in effetti la firmò, il 15 luglio, pochi giorni prima di passare la mano al nuovo ministro Sergio Mattarella, che a sua volta avrebbe poi lasciato il posto ai successori Gerardo Bianco, Riccardo Misasi, Rosa Russo Jervolino, Francesco d'Onofrio, Giancarlo Lombardi, Luigi Berlinguer, Tullio De Mauro, Letizia Moratti.

Genesi e caratteri del Progetto

La circolare Galloni notava che, fra le iniziative per l'educazione alla salute, particolare significato assumeva il Progetto Giovani, che intendeva "rilanciare un dialogo avviato fra i giovani e le istituzioni con le esperienze del 1985, e proseguito poi a livello locale, da alcuni provveditorati o da singoli istituti".

Allora non si sapeva neppure con quali fondi si sarebbe potuto finanziarlo. La legge che avrebbe reso disponibili risorse economiche per attività riconducibili al Progetto Giovani è infatti solo del 26.6.1990: è la legge Jervolino Vassalli contro le tossicodipendenze (dpr 9.10.1990, n.104).

Torniamo alla circolare Galloni: "Il Progetto giovani, diceva con prudenza, potrebbe rappresentare lo strumento che la scuola si dà, per sollecitare una reale attenzione ai problemi della condizione giovanile e, insieme, per determinare una maggiore apertura di canali di comunicazione con le famiglie, con le realtà associative, con i servizi sociali e sanitari e con le istituzioni, a partire dal livello locale, affinché la funzione della scuola trovi sempre più, nella vita reale, motivazione, senso e prospettiva". Sognavamo, con Galloni, una direzione generale per i giovani: ma di questo avrei parlato, con maggior successo, con Riccardo Misasi, durante una gita in barca nella sua Calabria, a San Nicola Arcella.

La causa occasionale, si potrebbe dire il pretesto di questo progetto, è stata la lotta alla tossicodipendenza, che apparve allora come un’emergenza sociale: si tratta di una strana malattia che alcuni si autoprocurano, nella speranza di star meglio, ossia di uscire da una situazione di confuso disagio. Il disagio è una specie di brodo di cultura in cui crescono diversi germi patogeni. Se si vuol combattere la droga, ma anche l'insuccesso, la devianza, la delinquenza, bisogna cercare anzitutto di combattere il disagio, togliendo di mezzo il dis, che vuol dire negazione, perché resti l'agio, una parola rubiconda e casalinga, che ha però un passato glorioso: in greco si chiama skolè, l'antenata della nostra scuola.

In un periodo di bonaccia parlamentare, in cui non si riusciva a riformare la scuola secondaria, il Progetto Giovani arrivò come una boccata d’ossigeno alle scuole: tanto è vero che il nuovo ministro Mattarella ne parlò con simpatia nella sua relazione alla Conferenza nazionale sulla scuola, nell’inverno 1990.

Gli sviluppi e la Conferenza nazionale del ‘93

Nonostante questo rilancio, ci fu da penare per ottenerne la firma su quella che è poi diventata la Circolare Mattarella, anche se allora ero stato eletto vicepresidente del Consiglio nazionale della PI, dove sarei stato fino al 1997.

Ma anche dopo il varo della legge le difficoltà non mancarono. I soldi c’erano, ma la crisi finanziaria dovuta alla crescita del debito pubblico induceva i Governi a stringere i cordoni della borsa, bloccando la cassa o dilazionando i pagamenti. Capitava di dover predisporre i provvedimenti, lottando contro il tempo per ottenere il consenso degli 8 uffici necessari a predisporre le circolari annuali, i convegni e le conferenze previste, in assenza di una direzione generale che facesse proprio il progetto del più debole e trasversale Ufficio Studi del Ministero, e di trovarsi poi il blocco della spesa, per evitare la bancarotta. Nel caso della Conferenza, la Jervolino disse che, col blocco della spesa stabilito dal presidente Amato, non si poteva mantenere la promessa fatta agli studenti. Non rassegnato, mandai una lettera al ministro del Tesoro Piero Barucci, che avevo conosciuto in una tavola rotonda, per invocare una soluzione al problema. Mi mandò una busta, con motociclista, che conteneva un decreto di sblocco dei duecento milioni necessari. Sventolai la lettera e il Ministro tirò un respiro di sollievo.

Quando, nel febbraio del 1993, si tenne a Roma la 1° Conferenza nazionale studenti  Progetto Giovani 93, con Rosa Russo Jervolino al Ministero, un giornale ne diede notizia con un ampio articolo, titolo a tutta pagina, che piacque molto ai ragazzi: "Progetto Giovani: missione compiuta". Di fatto non si era trattato di un'operazione semplice, se si considera che, a cura del Ministero della PI, dei Provveditorati agli studi, e con i soldi dello Stato, erano convenuti a Roma, per tenervi una specie di congresso, con mostra dei loro lavori, 400 studenti eletti dai loro compagni in sede provinciale, accompagnati da un centinaio di docenti referenti per l'educazione alla salute, per analizzare l'esperienza compiuta nel precedente triennio, e per formulare proposte alle autorità della Repubblica, dal Ministro della PI al Capo dello Stato Scalfaro, che tenne in quell'occasione un non dimenticato simpaticissimo discorso.

Tuttavia quella "missione" non concludeva affatto la prima fase del Progetto Giovani, ma ne richiedeva anzi lo sviluppo e la prosecuzione in una tappa ulteriore, quella di ambito europeo, già prevista fra l'altro dalla citata circolare Galloni dell’89: "Il momento conclusivo si potrebbe avere in sede europea, sulla base di un apposito programma di studio e di incontro presso la Maison de la Jeunesse" di Strasburgo, così da offrire agli studenti un'occasione nuova di confronto con giovani di altri paesi che abbiano affrontato tematiche affini".

La Conferenza di Strasburgo: acrobazie organizzative

La "missione" a Strasburgo, allora ipotizzata con ingenua fede nella bontà delle idee e nella buona volontà delle persone, si sarebbe poi compiuta dal 26 al 29 ottobre 1994, regnante D’Onofrio, sulla base di una sorta di convenzione fra il Ministero della PI e l'IRRSAE Lombardia, dato che il MPI non era in grado di assumere impegni di finanziamento preventivo, per prenotare a Strasburgo le stanze necessarie al Convegno.

L’IRRSAE invece ha potuto, in virtù della sua autonomia e dell'esperienza accumulata, mettere a punto, per la sua parte, una complessa macchina organizzativa che ha portato a Strasburgo, accompagnati da una quarantina di docenti responsabili provinciali per l'educazione alla salute,  300 studenti, che erano stati eletti in sede provinciale, tra coloro che avevano realizzato il Progetto Giovani 93. Fu il Capo di Gabinetto Sandro Pajno a convincersi della fattibilità della cosa, che a dire il vero qualche difficoltà di carattere giuridico e organizzativo presentava.  Il programma prevedeva una serie di incontri con le autorità dell'Unione Europea (un gruppo di parlamentari e il commissario Ruberti),  il segretario generale aggiunto del Consglio d’Europa, Peter Leuprecht, e alcuni funzionari dello stesso Consiglio. Non si è trattato di un incontro di cortesia, di una gita premio o di un viaggio di studio, ma di una tappa fondamentale di un progetto che da più anni interessava tutta la scuola secondaria superiore italiana.

I giovani che confluirono a Milano da tutte le province italiane e che di là partirono e là rientrarono, con una carovana di 8 pullmann, guidati da una delegazione del Ministero della PI, con la collaborazione dell'IRRSAE Lombardia, proposero alle autorità europee il modello italiano per l'educazione alla salute, chiedendo fra l'altro l'istituzione di un forum permanente per gli studenti secondari europei, che mettesse a punto e verificasse annualmente progetti di lavoro sul tema "Cittadini 2000". Una salute intesa in senso ampio e moderno implica identità personale, solidarietà, protagonismo, equilibrio dinamico di diritti e doveri:  cose da sapere e da saper fare, per saper essere: cose che non s'imparano solo sui libri di testo, ma che nella scuola trovano un laboratorio privilegiato d'informazione, di riflessione, di sperimentazione.

La metodologia seguita prevedeva, da parte degli studenti, con l'aiuto dei rispettivi docenti, un itinerario che, secondo la circolare Mattarella, andava dal disagio al problema, dal problema all'azione, dall'azione alla valutazione, dalla valutazione alla domanda e alla proposta alle autorità competenti per la risoluzione dei problemi individuati. Il progetto non doveva esaurirsi nelle libere attività pomeridiane, comunque previste e finanziabili sulla base della legge 162/1990, ma doveva illuminare trasversalmente tutto il curricolo scolastico, in modo che ogni disciplina fosse chiamata in causa da queste idee unificanti, che sono altrettanti slogan propositivi. Essi dicono:"star bene con se stessi in un mondo che stia meglio; nella propria cultura, in dialogo con le altre culture; nelle istituzioni, in un'Europa che conduca verso il mondo"

Buona parte del disagio dipende dalla mancanza di "motivazione, senso e prospettiva". Per combattere la droga non si tratta dunque solo di parlarne male. Bisogna produrre, nella scuola e intorno ad essa, possibilità ed eventi che diano allo studio appunto motivazione, senso e prospettiva.

Coloro che si drogano vogliono fuggire da un luogo di disagio: lo "sballo" lo chiamano "viaggio", un viaggio che non li porta da nessuna parte, o meglio, in un vicolo oscuro e senza uscita. Il Progetto Giovani ha ipotizzato fin dall'inizio un altro tipo di viaggio: il viaggio di ciascuno studente verso se stesso e verso gli altri: un viaggio verso l'Italia e verso l'Europa. La traiettoria è quella di una salute intesa come "star bene", con le condizioni e le direzioni prima ricordate.

Quella possibilità è diventata realtà, dopo un complicato itinerario di ciclo cross, attraverso le istituzioni italiane. Chi è andato a Strasburgo, con la prestigiosa casacca del Ministero della PI e con i calzoncini di un'altra istituzione prestigiosa, l'IRRSAE Lombardia,  ha portato sulle spalle la gioia e la fatica di quattro anni di tenace speranza che i giovani siano non solo destinatari delle decisioni altrui, ma "promotori di analisi e protagonisti di interventi, sia al fine di migliorare la qualità della vita scolastica, sia per favorire l'acquisizione di capacità autonome per il conseguimento del proprio equilibrio psicofisico e sociale, sia alfine di promuovere su questa base un'immagine reale e positiva dei giovani, al di là della cultura dell'emergenza, assecondando e favorendo il loro impegno culturale e civile, nel quadro delle finalità formative della scuola."

Successo “ lirico” al Palais de l’Europe e rilancio a livello nazionale

Era in questo lungo e complicato periodo, ripetuto in almeno tre circolari firmate da altrettanti ministri, a partire dalla Falcucci, quel laboratorio di idee e di speranze che aveva alimentato il Progetto, orientato in direzione europea.

Incontrarsi con gli studenti di altri paesi, che in diversi contesti istituzionali vivono lo stesso non sempre consapevole percorso verso una cittadinanza più vasta e più ricca, costituisce un obiettivo importante per i nostri studenti. Essi hanno cercato, in tre giornate di intenso lavoro, di disegnare un modello di rappresentanza a più stadi, dalla classe all'Europa, dove un drappello di giovani italiani possano incontrare giovani di altri paesi, in un forum permanente, che si ipotizzava avesse per titolo "Studenti cittadini duemila".

Di questo hanno parlato gli studenti nei loro interventi, ordinati e strutturati, pronunciati nell'emiciclo del Parlamento europeo. Il dibattito preparatorio era stato teso, talora duro. C'era stato anche, nella lunga serata precedente, il timore di perdersi nel dedalo delle contrapposizioni e dei cavilli procedurali. Poi tutto si è sciolto.

Le autorità europee apprezzarono il Progetto Giovani italiano, riconoscendolo originale ed esportabile in altri paesi. Ci suggerirono procedure perché il Governo italiano arrivasse ad ottenere il forum europeo richiesto.

A questo punto l'assemblea si concluse e sotto le volte lignee del Parlamento europeo risuonarono le note dell'inno alla gioia di Beethoven, uscite da una piccola armonica. Il presidente del settore Jeunesse del Consiglio d'Europa, Franco Marziale, invitò tutti ad alzarsi in piedi. Il viaggio verso l'Europa si concluse così, nella commozione e in quella gioia, che Schiller ha chiamato “scintilla di Dio, figlia del cielo”.

Nel periodo successivo, dal 1995 al 1996, ho avuto la ventura di svolgere, accanto a quello di vicepresidente del CNPI, il ruolo di sottosegretario di stato, col ministro Giancarlo Lombardi, nel Governo “tecnico” di Lamberto Dini. Avuta la delega fra l’altro sui problemi giovanili, cercai di ricuperare e di rilanciare il Progetto Giovani 2000, inserendolo in una prospettiva ormai avviata verso l’autonomia scolastica e nell’ambito di un disegno, poi solo parzialmente realizzato, di riscrittura dei programmi di educazione civica.

Circolari polivalenti e interattive e mensile Studenti &C

Sono affezionato alla CM 11.10.1995 n. 325, per la quale ricevetti gli elogi del Ministro, che prevedeva un’integrazione pedagogica e organizzativa dell’attività di educazione alla salute e di prevenzione delle tossicodipendenze, della lotta contro la dispersione scolastica, dell’educazione alla lettura, e della valorizzazione del teatro a scuola e dei giornali studenteschi. In essa si dice anche che la sigla CIC prevista dalla legge va letta non solo come centro di informazione e consulenza, ma anche come “Centro di innovazione creativa”. Vi si presentava inoltre, con opportune indicazioni pratiche, una nuova rivista, un mensile, che veniva inviato a tutti i rappresentanti delle classi secondarie superiori, dal titolo Studenti &C, mensile del Ministero della PI per i giovani e viceversa. Era questo il frutto di un seminario nazionale studenti, tenutosi a Roma nel giugno del 1995, sul tema “I giovani nella stampa, la stampa dei giovani: la comunicazione per la prevenzione del disagio”.

Diretto da Nicola d’Amico, giornalista professionista, con vicedirettore l’ispettore Dino Murano, scritto e confezionato da una redazione mista di ministeriali e di studenti, stampato dal Poligrafico dello Stato, con fondi del Provveditorato generale dello Stato, nella logica della “Carta dei servizi scolastici”, questo mensile, uscito in sette numeri, costituì uno strumento d’informazione e di dialogo interistituzionale, perché vi erano presenti, in maniera vivace, tematiche d’interesse dei diversi ministeri che avevano competenze su questioni giovanili, dalla Sanità all’Interno ai Lavori Pubblici, alla Giustizia, alla Difesa, all’Agricoltura.

Di rilievo istituzionale maggiore sono state due direttive ministeriali, che hanno operato nella stessa logica “trasversale”, portando ad unità materie fino ad ora sottovalutate o disperse.

La prima,  dir.m. 8.2.1996, n.58 sull’educazione civica e la seconda, dir.m.3.4.1996, n. 133, sulle iniziative complementari e sulle attività integrative nelle istituzioni scolastiche.

Se la seconda legittimava i collegi dei docenti ad autorizzare e valutare attività extracurricolari degli studenti, anticipando per certi aspetti l’autonomia, la prima costituiva per così dire il software di una scuola ripensata alla luce dei principi costituzionali. Il documento allegato alla direttiva 58 “Nuove dimensioni formative educazione civica e cultura costituzionale” riconduce all’unità del disegno costituzionale, dei principi e dei valori in questo affermati, le diverse “educazioni” presenti nelle varie circolari e iniziative del Progetto Giovani.

Il successivo ministro Berlinguer, in forza del suo governo “politico”, presieduto da Romano Prodi, avviò un processo generale di riforma della scuola, giungendo all’autonomia e, per quanto riguarda il mondo giovanile, alla riedizione rinforzata della dir.m. 133 come dpr 10 10 1996, n. 567 e al dpr 24 6 1998,  n.249 sullo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria”.

Berlinguer ha invece lasciato cadere sia il mensile Studenti&C, sia la direttiva 58, che annunciava nuovi “programmi di educazione civica e cultura costituzionale”, scritti da una commissione pluralistica che ho presieduto per conto del ministro Lombardi, con parere favorevole del CNPI.

Una nuova fase, con norme più robuste, ma un po’ smemorata

Col cambio dei governi e delle leggi, le esperienze si dimenticano, ma i problemi e talora anche le prospettive di lavoro riemergono come i sugheri. Si tornò infatti a parlare di “educazione ai principi fondamentali della convivenza civile” da parte di una legge dello Stato, la 28.3.2003 n.53. Intanto prendiamo atto che il nuovo MIUR ha una Direzione generale per lo status dello studente e una Consulta studentesca, che è stata costituita e rinforzata da nuovi dpr. Del Comitato nazionale per l’educazione alla salute, però, non si è più saputo niente, anche se la legge lo prevede.

Le cose belle sono tutte molto difficili: sono semplici solo quando sono fatte e quando ci si ferma un momento a guardarle, come il panorama, dietro un tornante, prima di continuare a salire.

Dante fece la dura esperienza dell'esilio, dovette abbandonare "ogni cosa diletta più caramente", ma aveva una visione del mondo che gli consentiva di "meditare, sotto ogni parte del cielo, le dolcissime verità". Sicché poteva uscire dalla selva della solitudine e della disperazione e impegnarsi a salire "il dilettoso monte ch'è principio e cagiòn di tutta gioia".

Noi non abbiamo, come nell'età di Dante, una visione altrettanto condivisa e salda di questo mondo e del mondo che ci attende dopo questo pellegrinaggio. Ma non abbiamo neppure una guerra fra guelfi e ghibellini che cacci in esilio la parte sconfitta. Nonostante tutte le difficoltà, noi abbiamo una scuola riconosciuta autonoma dalla Costituzione, abbiamo l’euro e la prospettiva di una grande Europa: più grande dei nostri pensieri e delle nostre paure.

Tutto questo dovrebbe essere vissuto nella prospettiva di un futuro da conquistare, e di un progetto da realizzare. I ragazzi della Conferenza Progetto giovani 93 scrissero nei loro documenti che si trattava di passare “da una scuola di progetti ad un progetto di scuola”.

Nell’ultimo decennio ci si è provato, in diverse sedi e con diversi governi. Sarebbe ottimistico dire che ci stiamo riuscendo. Ma sarebbe pessimistico limitarsi a citare ancora il padre Dante, che ironizzava sulla sua Firenze, che faceva “tanto sottili provvedimenti che a mezzo novembre non giunge quel che tu d’ottobre fili”.

Eppure le idee di fondo del PG non erano peregrine, né si può dire che abbiano perduto di attualità.

Identità personale, solidarietà, protagonismo sono le categorie guida di queste iniziative, che ogni scuola è invitata a predisporre in attuazione della legge, potendo concorrere al finanziamento previsto, attraverso progetti da presentarsi ai provveditorati agli studi. Si è trattato, fin dal 1991, di  anticipazione della logica dei Pei (progetti educativi d'istituto) e della relativa "carta dei servizi scolastici".  Sono i non superati precursori dei POF.

La salute e lo sviluppo, l'identità personale e la solidarietà a livello amicale, scolastico, nazionale, europeo e mondiale sono tra le idee di cui la scuola ha bisogno per dare consistenza culturale e psicologica al suo lavoro. E' su queste idee che i citati progetti basano una chiara proposta metodologica e culturale.

Anziché bene privato da consumarsi a piacimento, la salute si va manifestando come un bene radicale, che è insieme diritto e dovere, o meglio un bene da produrre, da conservare, da godere, ma anche da "investire" e di cui rendere conto a se stessi e agli altri. In altri termini non interessa solo il sapere, ma un sapere vitale, che guidi le persone verso la propria autorealizzazione, in un mondo vivibile per noi e per le generazioni future.

Se la salute è la capacità dell'uomo di star bene con se stesso, con la propria cultura, con le proprie istituzioni, a condizione che sappia aprirsi agli altri, alle loro culture e a istituzioni sempre più tra loro interdipendenti e solidali (e questo produce sviluppo), la scuola può e deve concorrere, insieme con la famiglia, a promuovere questo tipo di salute, senza temere di perdere la sua specificità di istituzione formativa centrata sulla trasmissione e sull’elaborazione della cultura.

Conclusione

In conclusione, le lotte contro il "mal di scuola", dal disagio alla dispersione, dalla demotivazione alla droga, vanno combattute nella prospettiva della valorizzazione del patrimonio di cui la scuola dispone: le sedi scolastiche, le discipline, le competenze dei docenti, le relazioni interpersonali, le iniziative culturali, sociali, sportive, ricreative: tutte queste "risorse" sono più o meno ricche, a seconda della fortuna e delle virtù da cui dipendono. Si tratta di passare dal disagio al problema, dal problema all'azione, alla valutazione, alla proposta e alla richiesta. In altri termini l'itinerario per il superamento del disagio acquista un chiaro carattere socio-civico-politico. Identificazione, appartenenza e partecipazione non si ottengono solo studiando le leggi, ma vivendo esperienze e organizzando attività.

Le leggi e le norme sono opportunità, in certo senso pretesti per conferire valore aggiunto ad un'istituzione indubbiamente in difficoltà, che dispone tuttavia di un "tesoro nascosto", di cui non sempre conosce l'esistenza e che è invece alla radice della nostra convivenza civile: si tratta nientemeno che della Costituzione italiana. Ragazzi e giovani si è non solo per ragioni anagrafiche: lo si diventa anche andando ad una scuola buona e sana, accogliente e interessante, o almeno credibile e decente.

Di fatto, lo sappia o no, la scuola è per i giovani un’istituzione ambivalente, che ha a che fare con l’umore, con l’emotività, ma anche col senso complessivo della vita: come l’antico pharmacon, la scuola è veleno e medicina. La presa di coscienza della valenza “patogena” e della valenza “salutare” del proprio lavoro comporta una nuova legittimazione sociale e un rinforzo ideale, simbolico e funzionale del proprio compito.

Letterati e registi ne hanno messo in luce la tragicità: basti pensare a due film scolastici, quello di Weir e quello di Luchetti: allo studente suicida del film L'attimo fuggente e allo studente "mosca" del film La scuola, che sbatte contro i vetri di un'istituzione che lo tiene prigioniero.

La scuola vive lavorando sul passato, in funzione del futuro, ma non può dimenticare l’attimo fuggente: può anche permettersi di invitare a godere, con Lorenzo il Magnifico, la giovinezza che “si fugge tuttavia”, memore dell'oraziano carpe diem;  ma è anche offerta di ragioni che inducano a guardare lontano e a soffrire per qualcosa che vale più del piacere dell’oggi. Senza gioia e sofferenza, senza razionalità e sentimento, che scuola sarebbe?

Nota bibliografica.

Una puntuale rassegna delle circolari citate si trova in: L.Corradini e P.Cattaneo, Educazione alla salute, La Scuola, Brescia 1997.

Si veda anche: L.Corradini, W.Fornasa, S.Poli, Educare alla convivenza civile, Armando, Roma 2004; S.Chistolini, (a cura di) Cittadinanza e convivenza civile nella scuola europea, Saggi in onore di L.C., Armando, Roma 2006; L.Corradini, Educare nella scuola nella prospettiva dell’UCIIM, Nuovi scenari nuove responsabilità, Armando, Roma 2006

 

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