Luciano Corradini

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L'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione:ragioni e metodi

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Lezioni di Costituzione.  Dalle aule parlamentari alle aule delle scuole

Camera dei Deputati-Senato della Repubblica- Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

CAMERA DEI DEPUTATI

Giovedì 17 gennaio 2013-01-16 Palazzo Montecitorio Sala della Regina

www.progettocostituzione.net

L’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione: ragioni e metodi

Luciano Corradini, professore emerito di Pedagogia generale, Università di Roma Tre

La Costituzione nella scuola: legittimazione e fondamenti

Tutte le leggi scolastiche dell’era repubblicana hanno fatto riferimento alla Costituzione. A partire dal 1958, con un decreto del ministro Moro, essa è divenuta anche programma d’insegnamento, subendo poi diverse trasformazioni sia nell’intitolazione, sia nei contenuti, sia nella collocazione curricolare. Punto di partenza di questo processo è il solenne impegno assunto dalla stessa Assemblea Costituente nella seduta dell’11 dicembre 1947, con l’approvazione all’unanimità, con vivi prolungati applausi, dell’odg presentato dagli onorevoli Aldo Moro, Francesco Franceschini, Antonio Ferrarese e Domenico Giacomo Sartor:

“L’Assemblea Costituente esprime il voto che la nuova Carta Costituzionale trovi senza indugio adeguato posto nel quadro didattico della scuola di ogni ordine e grado, al fine di rendere consapevole la nuova generazione delle raggiunte conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sacro retaggio del popolo italiano”.

Non si tratta solo di un auspicio, ossia dell’invito alle scuole a fare memoria di un memorabile evento, ma della comprensione che il testo costituzionale appena votato non poteva trovare concreta attuazione senza la piena consapevolezza delle generazioni future, che non avevano vissuto la tragedia del totalitarismo e della guerra e l’impegno a cominciare una storia nuova.

Questo concetto è formulato con maggior ampiezza di riferimenti da Luigi Sturzo:

“La Costituzione è il fondamento della Repubblica democratica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal parlamento, se è manomessa dai partiti, se non entra nella coscienza nazionale, anche attraverso l’insegnamento e l’educazione scolastica e post-scolastica, verrà a mancare il terreno sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà” (Opera omnia, serie III, col 3, p. 212). Uno di questi se ci riguarda da vicino.

Di recente il presidente Giorgio Napolitano ha ripreso e chiarito il compito della scuola in proposito:

“E’ importante che la Carta Costituzionale e le sue disposizioni vengano sistematicamente insegnate, studiate e analizzate nelle scuole italiane, per offrire ai giovani un quadro di riferimento indispensabile costruire il loro futuro di cittadini, consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri”. (Telegramma al convegno UCIIM sul tema “Insegnare la Costituzione nella scuola dell’autonomia”, 30, 5, 08).

In quell’anno al Ministero si stava lavorando ad un disegno di legge che assegnava a questo compito, nel primo e nel secondo ciclo d’istruzione, un monteore annuale di 33 ore.  Questa precisa previsione è scomparsa nel successivo decreto legge 30 10 2008, n.169, come vedremo richiamando nomi e contenuti normativi degli ultimi 50 anni.

La Costituzione nella scuola: sintesi dell’evoluzione normativa

Educazione civica. E’ l’espressione più tradizionale, più nota al pubblico. Fu introdotta da Aldo Moro nel 1958, con specifici “programmi d’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole secondarie di primo e secondo grado”. Essa andava intesa: 1) come clima culturale della scuola, ispirato alla Costituzione, 2) come esperienza di vita democratica, 3) come responsabilità di tutti i docenti, 4) come nucleo di argomenti affidati per due ore mensili al docente di storia, senza voto distinto.

Nei programmi della scuola media del 1979 (ministro Pedini) l’educazione civica era intesa come “specifica materia d’insegnamento, esplicitamente prevista dal piano di studi”. (…) “La comprensione della Costituzione, che gioverà anche a dare sistemazione, quasi secondo un indice ragionato, agli altri temi di educazione civica, avrà un momento più organico nella terza classe”. Si trattava insieme di una materia e di “un grande campo di raccordo culturale, interdisciplinare, che ha anche suoi contenuti specifici…” La sua gestione veniva affidata al consiglio di classe.

Educazione alla convivenza democratica. E’ l’espressione utilizzata nei programmi della scuola primaria del 1985 (ministro Falcucci), per indicare uno dei “principi e fini della scuola primaria”. Essa “sollecita gli alunni a divenire consapevoli delle proprie idee e responsabili delle proprie azioni, alla luce di criteri di condotta chiari e coerenti, che attuino valori riconosciuti”. Accanto alla storia e alla geografia, compare la materia “studi sociali”. Con essi la scuola fornisce “gli strumenti per un primo livello di conoscenza dell’organizzazione della nostra società nei suoi aspetti istituzionali e politici, con particolare riferimento alle origini storiche e ideali della Costituzione”.

Educazione civica e cultura costituzionale. E’ il nome con cui la direttiva 8.2.1996 n.58 (ministro Lombardi) indica l’educazione civica, integrandola con un esplicito riferimento alla Costituzione. Le “educazioni” (alla salute, all’ambiente, alla pace, all’intercultura…), esplose nella scuola come risposte alle emergenze di fine secolo, trovano tutte fondamento nel testo costituzionale, in continuità e oltre il dpr Moro del 1958. Ciò ha insieme legittimato e ricondotto a sintesi le molteplici “educazioni”, consentendo una visione strategica sia delle emergenze, sia delle risposte educative cui è tenuta la scuola. Nello stesso tempo si prevedeva un’ora mensile distinta per l’”educazione civica e cultura costituzionale”. La norma non è però entrata in vigore, per la caduta del Governo Dini. Il ministro Berlinguer ha varato lo Statuto delle studentesse e degli studenti (24.6.1998) e ha previsto lo studio del Novecento negli ultimi anni dei cicli scolastici.

Educazione alla convivenza civile. L’espressione è usata nella legge 28.3.2003, n.53 (ministro Moratti), che, a proposito dell’ambito della scuola primaria, parla di educazione “ai principi fondamentali della convivenza civile”.

Il civile è un ambito più ampio dello statale e del legale. L’orizzonte dei diritti umani, che ha a che fare anche con l’etica e con la buona educazione (“etichetta”), è quello di un’umanità che precede e orienta il momento politico e quello giuridico. Nei programmi ministeriali (Indicazioni nazionali) questa materia è stata articolata, in sei “educazioni”, raggruppabili in due fuochi: uno di tipo oggettivo-istituzionale (cittadinanza, sicurezza stradale, ambiente), uno di tipo soggettivo esistenziale (salute, alimentazione, affettività e sessualità). Si tratta di tematiche “trasversali”, che vanno esplicitamente affrontate e valutate, non però come materie a sé stanti. Queste Indicazioni sono mutate con i successivi ministri Fioroni, Gelmini, Profumo.

Cittadinanza e Costituzione. Prevista dalla legge 30.10.2008, n.169, questa denominazione tenta la sintesi fra il termine internazionalmente accreditato cittadinanza e i contenuti del documento istitutivo della Repubblica italiana. La Costituzione infatti costituisce una sorta di carta d’identità e di bussola di orientamento sia per gli italiani, sia per gli immigrati nel nostro Paese, per i quali il  Governo ha elaborato una Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione (Min. Interno, 23.4.2007)

Oltre a sancire in modo originale i contenuti della fondamentale Dichiarazione universale dei diritti umani (1948), la nostra Carta limita la sovranità dello Stato verso l’interno, con l’autonomia, e verso l’esterno, in particolare verso l’Europa, in nome della cooperazione internazionale e della pace.

Inoltre impegna la Repubblica (e cioè tutte  le sue istituzioni e tutti i cittadini italiani, in relazione ai loro poteri e alle loro responsabilità) a intervenire, perché la sovranità del popolo sia effettivamente esercitata, sulla base dei valori di libertà e di uguaglianza fra esseri umani, presi in considerazione come persone, cittadini e lavoratori.  I termini educazione e cultura connotano tutta l’attività scolastica e non solo i contenuti di tipo etico-sociale e civico.

Cittadinanza e cittadinanze

Il termine cittadinanza comprende qualcosa di più del civismo tradizionalmente inteso: il cittadino dell’era planetaria dev’essere in grado di conoscere e di vivere diritti e doveri, relazioni, appartenenze e partecipazioni sempre più ricche e problematiche, in rapporto agli ordinamenti locali, statali, europei, planetari e alle problematiche della globalizzazione, dell’ambiente, della pace e dello sviluppo.

Si parla anche di cittadinanza societaria, di cittadinanza scolastica, di cittadinanza planetaria o panumana: si tratta di “cittadinanze a raggio variabile”, intorno alle quali si discute animatamente. Immigrazione, etnie, religioni, chiusure e integrazioni, intercultura sono chiamati in causa da questo termine “caldo”.

Secondo Antonio Papisca “sullo statuto giuridico di persona umana, quindi sulla cittadinanza universale o primaria, s’innestano per così dire le cittadinanze nazionali e sub-nazionali (anagrafiche, politiche, amministrative). La “cittadinanza della persona” è come un albero, il cui tronco, insieme con le radici, è costituito dallo “statuto giuridico di persona”, internazionalmente riconosciuto come tale, i cui rami sono costituiti dalle cittadinanze nazionali e sub-nazionali”.

Il che non significa che, di fatto, la “cittadinanza della persona” sia da tutti rispettato, come tutta la storia umana, insegna, anche quella del nostro secolo. Il progresso civile, che conosce anche arresti e arretramenti, e’ dato proprio dallo sforzo di concepire, di sentire e di condividere i valori della vita, in particolare quelli della dignità della persona umana, della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà e della giustizia, dando loro rilievo politico e giuridico, attraverso norme che riconoscano i diritti e limitino la libertà di calpestarli, mediante forme di prevenzione e di sanzione.

La cittadinanza non è dunque solo una caratteristica anagrafica e giuridica, ma è anche una dimensione spirituale e culturale, psicologica e relazionale, che si sviluppa col sentimento e con la coscienza della propria identità, della propria e dell’altrui dignità e della propria appartenenza ad uno o più contesti relazionali e istituzionali. Soltanto successivamente si diviene consapevoli di una serie di diritti e di doveri, giuridici e/o morali, relativi ai diversi ambiti sociali di cui si è parte. La cittadinanza insomma appartiene all’ordine del civile e del morale e non solo del giuridico.

Il passaggio da suddito a cittadino, previsto nella Costituzione, implica un ripensamento dell’intera cultura e una diversa prassi educativa. Occorre anzitutto distinguere fra le istituzioni e le persone che le rappresentano. Si tratta di educare a rispettare le leggi (e in ciò consistono lo spirito civico e la legalità) e a promuovere leggi migliori (e in ciò consiste l’impegno politico). Quanto alle persone, si tratta imparare a interagire in termini di dialogo, di dibattito e di valutazione critica delle idee e dei comportamenti, per vivere il più possibile una piena cittadinanza.

Il Documento d’indirizzo per la sperimentazione dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” (4.3.2009, prot. N. 2079) propone uno schema ordinatore articolato in quattro ambiti di studio e di esperienza: dignità umana, identità e appartenenza, alterità e relazione, partecipazione: si tratta di ambiti concettuali e valoriali fra loro funzionalmente interconnessi, oltre che trasversali a tutte le discipline e alla vita di tutte le persone.

L’attenzione è rivolta sia ai contenuti da studiare, sia agli atteggiamenti e ai comportamenti della cittadinanza attiva da promuovere e da valutare.

I programmi scolastici (Indicazioni nazionali) per il secondo ciclo

Nelle Indicazioni nazionali (DPR 15.3.2010 n.89) riguardanti le Linee generali e competenze di storia e geografia, a proposito della storia dei nuovi licei si dice che “uno spazio adeguato dovrà essere riservato al tema della cittadinanza e della Costituzione repubblicana, in modo che, al termine del quinquennio liceale lo studente conosca bene i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale, quali esplicitazioni valoriali delle esperienze storicamente rilevanti del nostro popolo, anche in rapporto e confronto con alcuni documenti fondamentali (solo per citare qualche esempio, dalla Magna Charta libertatum alla Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino alla Dichiarazione universale dei diritti umani)”.

Senza altre indicazioni di normativa secondaria, i concetti di spazio adeguato e di conoscere bene rischiano di restare nobili aspirazioni, anche se affidate ad autorevoli raccomandazioni, che impegnano docenti e studenti solo “al termine del quinquennio liceale”, ma non in sede di esame finale.

Nelle Linee Guida (DPR 15.3.2010, n.88) per il passaggio a ordinamento degli istituti tecnici (Orientamenti per l’organizzazione del curricolo”, 2.2.2), si precisa che “Le attività e gli insegnamenti relativi a Cittadinanza e Costituzione coinvolgono tutti gli ambiti disciplinari dell’istruzione tecnica e  si sviluppano, in particolare, in quelli di interesse storico-giuridico e giuridico-economico; interessano però anche le esperienze di vita e, nel triennio, le attività di alternanza scuola-lavoro, con la conseguente valorizzazione dell’etica del lavoro”.  Considerazioni e indicazioni analoghe si trovano nelle Linee guida (DPR 15.3.2010, n.87) per il passaggio a ordinamento degli istituti professionali (Orientamenti per l’organizzazione del curricolo,2.2.1)

Si dovrebbero così identificare, per le singole classi e meglio ancora per i singoli studenti, sulla base della conoscenza che ne ha ciascun docente, in relazione alle sue discipline, da un lato le carenze e le disarmonie presenti nelle idee e nei comportamenti dei ragazzi, dall’altro i principi, i valori, i diritti e i doveri che si trovano in quello spartito che è la Costituzione.

Non è dunque necessario, ai fini dell’educazione civica e dell’insegnamento della Costituzione, programmare nel curricolo scolastico tanti corsi monografici quanti sono gli articoli della Costituzione. Si tratta però d’aver presente, da parte degli insegnanti, l’intero menu costituzionale e di “aprire” il testo su quel concetto, quell’articolo, quel combinato disposto di articoli, che possono illuminare il cammino di cittadinanza attiva che si ritenga opportuno proporre ai ragazzi. I primi 12 articoli riguardano i principi fondamentali, mentre la prima parte  riguarda i diritti e doveri dei cittadini, colti nei rapporti civili (artt. 13-28), nei rapporti etico-sociali (artt.29-34), nei rapporti economici (artt.35-47) e nei rapporti politici (artt. 48-54).

Naturalmente non si può trascurare anche la parte seconda, che riguarda l’ordinamento della Repubblica, nei suoi poteri e nelle sue articolazioni (artt.55-133) e nelle garanzie costituzionali (artt.134-139), che precedono le disposizioni transitorie e finali, in gran parte superate. La seconda parte è certo più contingente e discutibile della prima, ma non è da essa indipendente: gli equilibri complessivi richiesti dai primi fondamentali articoli non sono indifferenti nei riguardi della seconda parte della Costituzione, che va cambiata cum grano salis.

Il Rapporto CENSIS 2010 dice che nell’inconscio degli italiani non si trovano né la legge né il desiderio. Rileva però che ci sono anche movimenti di ricomposizione e di ricerca di soluzioni condivise. Ciò che occorre, afferma Giuseppe De Rita, è “tornare a desiderare” e cioè sviluppare una mente immaginale, capace di innovare pensieri e richieste”. Occorre insomma un “riarmo mentale, più che morale” (p.XXIV)  Teniamo presente anche quello che l’Amministrazione ha scritto a proposito della scuola del primo ciclo, perché la “mente immaginale” dev’essere alimentata fin dall’infanzia.

Cittadinanza e Costituzione nelle Indicazioni per il primo ciclo

Le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (fino a 14 anni) dedicano un paragrafo al tema Cittadinanza e Costituzione, in cui si afferma:

“E’ compito peculiare di questo ciclo porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva, potenziando e ampliando gli apprendimenti promossi nella scuola dell’infanzia. L’educazione alla cittadinanza viene promossa attraverso esperienze significative che consentano di apprendere il concreto prendersi cura di se stessi, degli altri  e dell’ambiente, e che favoriscano forme di cooperazione e di solidarietà. Questa fase del processo formativo è il terreno favorevole per lo sviluppo di un’adesione consapevole ai valori condivisi e di atteggiamenti cooperativi e collaborativi che costituiscono la condizione per praticare la convivenza civile.

“Obiettivi irrinunciabili dell’educazione alla cittadinanza sono la costruzione del senso di legalità e lo sviluppo di un’etica della responsabilità, che si realizzano nel dovere di scegliere e di agire in modo consapevole e che indicano l’impegno a elaborare idee e a promuovere azioni finalizzate al miglioramento continuo del proprio contesto di vita, a partire dalla vita quotidiana a scuola e dal personale coinvolgimento in routine consuetudinarie che possono riguardare la pulizia e il buon uso dei luoghi, la cura del giardino o del cortile, la custodia dei sussidi, la documentazione, le prime forme di partecipazione alle decisioni comuni, le piccole riparazioni, l’organizzazione del lavoro comune, ecc.

Accanto ai valori e alle competenze inerenti la cittadinanza, la scuola del primo ciclo include nel proprio curricolo la prima conoscenza della Costituzione della Repubblica italiana. Gli allievi imparano così a riconoscere e a rispettare i valori sanciti e tutelati nella costituzione, in particolare i diritti inviolabili di ogni essere umano (art.2), il riconoscimento della pari dignità sociale (art.3), il dovere di contribuire in modo concreto alla qualità della vita della società (art. 4), la libertà di religione (art. 8), le varie forme di libertà (artt.13-21). Imparano altresì l’importanza delle procedure nell’esercizio della cittadinanza e la distinzione tra diversi compiti, ruoli e poteri. Questo favorisce una prima conoscenza di come sono organizzate la nostra società (artt. 35-54) e le nostre istituzioni politiche (artt.55-96). Al tempo stesso contribuisce a dare un valore più largo e consapevole alla partecipazione alla vita della scuola intesa come comunità che funziona sula base di regole condivise.

Si tratta di opportune indicazioni esemplificative, che colgono il nesso fra i principi etici, le norme costituzionali e la prassi della vita quotidiana. Stupisce la non citazione del titolo II, relativo agli articoli 29-34, che riguardano i Rapporti etico-sociali, ossia famiglia, salute, scuola,.

Cittadinanza e Costituzione come sfondo integratore, come luce orientante per la vita scolastica

Il tema dell’educazione sociale e civica, ai diritti umani e alla cittadinanza, è molto sentito a livello internazionale, come dimostra una copiosa produzione di documenti delle Nazioni Unite, dell’UNESCO, dell’OMS, del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea. Il Consiglio d’Europa ha avviato importanti progetti di educazione alla cittadinanza democratica; il Parlamento e il Consiglio dell’Unione europea hanno prodotto, nel 2006, un’autorevole Raccomandazione sulle competenze chiave per la cittadinanza europea. L’Italia ha dedicato al tema una recente legge dello Stato (l.30.10.2008, n. 169), che nel 1° articolo impegna la scuola ad assicurare, “nel primo e nel secondo ciclo, l’acquisizione delle conoscenze e competenze relative a Cittadinanza e Costituzione, nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse”.  

In sostanza la legge indica nella Costituzione un patrimonio di conoscenze necessarie per acquisire le indispensabili competenze di cittadinanza, che comprendono oggi gli ambiti locale, regionale, nazionale, europeo e mondiale. Per “navigare” in questi ambiti occorrono conoscenze e competenze molteplici, che trovano nella Costituzione una “bussola” efficace.

La CM 27.10.2010 n.86  precisa che “l’insegnamento/apprendimento di Cittadinanza e Costituzione è un obiettivo irrinunciabile di tutte le scuole”, e che “è un insegnamento con propri contenuti, che devono trovare un tempo dedicato per essere conosciuti e gradualmente approfonditi”: tale insegnamento implica sia una dimensione integrata, ossia interna alle discipline dell’area storico-geografico-sociale, con ovvie connessioni con filosofia, diritto ed economia (dove sono previste), sia una dimensione trasversale, che riguarda tutte le discipline, in riferimento a tutti i contenuti costituzionalmente sensibili e suscettibili di educare la personalità degli allievi in tutte le dimensioni.

Pur non potendo prevedere un insegnamento con orario e voto distinto per Cittadinanza e Costituzione, dati i limiti finora previsti dai Regolamenti, la Circolare fornisce una sintesi ricca e organica di tematiche relative a questa disciplina sui generis: queste andrebbero meditate e discusse a livello di consigli e di collegio, in vista di una loro traduzione in una prassi condivisa, il più e il meglio che sia possibile, auspicabilmente, in qualche momento, anche con genitori e studenti. Il che richiede indubbiamente buona volontà da parte di tutti, o almeno di chi, sentendosi responsabile della formazione etico-civico-politica dei giovani, si rende disponibile a combattere contro la deriva della disaffezione e dell’impotenza a cui molti si ritengono condannati.

La CM n.86 parla anche di valutazione, aggiungendo, quasi in modo incidentale, che C&C, “pur se non è una disciplina autonoma e dunque non ha un voto distinto”, tuttavia entra a costituire il “complessivo voto delle discipline di area storico-geografica e storico-sociale, di cui essa è parte integrante”, e  “influisce nella definizione del voto di comportamento, per le ricadute che determina sul piano delle condotte civico-sociali espresse all’interno della scuola, così come durante esperienze formative al di fuori dell’ambiente scolastico”.

Nonostante queste impegnative affermazioni, le ore a disposizione per l’area storico-geografica, storico-sociale, storico-filosofica e giuridico-economica, dove esiste, non sono aumentate di una unità, come la commissione ministeriale ad hoc aveva proposto. L’ostacolo non sta solo nella obiettiva difficoltà finanziaria, ma sembra che abbia radici più profonde, se è vero che i decisori ministeriali non hanno nemmeno citato, nelle discipline e negli orari previsti dai regolamenti del 2010, “Cittadinanza e Costituzione”, secondo la denominazione, risalente al 1958, di “storia ed educazione civica”.

Eppure questa denominazione resta ancora nei programmi di concorso a posti d’insegnamento previsti dal DM 21. 9. 2012 n.80, che, per le classi A043 e A050, afferma: “Per quanto attiene all’educazione civica, anche alla luce della recente normativa relativa a Cittadinanza e Costituzione come competenza trasversale alle discipline, il candidato dovrà dimostrare di avere chiara conoscenza delle finalità di questo insegnamento, che, in più stretto rapporto con la storia e la geografia, è essenziale per la formazione della coscienza sociale e civile del cittadino. Il candidato dovrà pertanto dimostrare di conoscere la Costituzione italiana e di saperne illustrare gli articoli, alla luce degli avvenimenti storici che l’hanno preparata e dei concetti giuridici e filosofici che l’hanno ispirata”.

E tuttavia il problema resta aperto, anche in sede di curricolo degli studi universitari per la formazione dei futuri docenti. In una lettera prefatoria al volume che ha presentato le proposte e le riflessioni del gruppo di lavoro ministeriale che ha elaborato il citato Documento d’indirizzo (4.3.2009), il presidente Giorgio Napolitano afferma che “la legge 30.10.2008, n. 169 ha introdotto nelle nostre scuole l’educazione alla cittadinanza e l’insegnamento della Costituzione”. Si tratta di un’esegesi autorevole e generosa, affidata alla buona volontà di ministri, funzionari, dirigenti e docenti della scuola italiana.

Un’ultima espressione della volontà del Parlamento si è manifestata con la recente legge del novembre 2012, che afferma, riprendendo la legge 169 del 2008: "Sono organizzati percorsi didattici, iniziative e incontri celebrativi finalizzati ad informare e a suscitare la riflessione sugli eventi e sul significato del Risorgimento nonché sulle vicende che hanno condotto all'Unità nazionale, alla scelta dell'inno di Mameli e della bandiera nazionale e all'approvazione della Costituzione, anche alla luce dell'evoluzione della storia europea".

La palla passa di nuovo all’autonomia delle scuole e alla sensibilità dei docenti e alla loro ricerca di un “come”, senza che, in sede amministrativa, si sia ancora trovato uno spazio curricolare autonomo per attuare quanto ha scritto con chiarezza lo stesso presidente Napolitano, nel telegramma citato all’inizio di questa riflessione: “E’ importante che la Carta Costituzionale e le sue disposizioni vengano sistematicamente insegnate, studiate e analizzate nelle scuole italiane, per offrire ai giovani un quadro di riferimento indispensabile costruire il loro futuro di cittadini, consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri”.

Per identificare una metodologia adatta a muoversi, sia pure in queste strettoie, sul piano della disciplinarità e della trasversalità, è opportuno partire da considerazioni preliminari sui fini e sui criteri con cui pensare all’organizzazione della vita scolastica.

I compiti della scuola e le difficoltà del nostro tempo

Diciamo educazione scolastica il processo dialogico attraverso il quale si realizza l’elaborazione personale delle discipline e dei saperi, ossia la trasformazione dei dati, delle informazioni, delle conoscenze, delle esperienze, dei valori che le caratterizzano, in nutrimento di personalità consapevoli, responsabili, capaci di affrontare al meglio le problematiche personali, civiche e professionali della vita.

Fra l’informazione, l’istruzione, l’erudizione, la conoscenza, la scienza, la competenza e la sapienza c’è un difficile percorso che, da Platone ad Agostino a Dante a Rousseau a Delors, si può chiamare “viaggio interiore”: in termini scolastici questo è il curricolo, ossia quel processo in parte programmato e verificato d’insegnamento e apprendimento che conduce verso il traguardo del “successo formativo”. Questo successo solo riduttivamente si può identificare col punteggio ottenuto nei test e nei titoli di studio. In effetti accanto al curricolo formale, c’è un curricolo nascosto, che non è meno importante per dare vita e forza al primo. Questo secondo curricolo è come un albero che affonda le radici nel buon terreno dei “mondi vitali” (famiglia, chiesa, gruppi giovanili, culturali, sportivi o di volontariato…), ma che può anche intercettare il terreno inquinato della criminalità e del vizio: sicché per certi aspetti il curricolo nascosto, e cioè non formale e non scolastico, è formativo, per altri deformativo.

Questo viaggio interiore che è simbolico ma anche esistenziale e reale, non è un’allegra passeggiata, perché i “luoghi” che si debbono attraversare, da quelli esteriori a quelli interiori, presentano oscurità e alternative in cui è facile smarrirsi. Da Abramo a Ulisse, dalla caverna platonica alla selva dantesca, la situazione di partenza è dura e quella di arrivo incerta.

Tutte le risorse interiori sono chiamate in causa: l’itinerario del sapere ha forti implicazioni religiose, vocazionali, etiche, che non tutti riescono a riconoscere e a mobilitare: il sapere, più che una facile scoperta, è una dura conquista, per la quale, come insegna una tradizione millenaria, occorrono aiuti che vengano dall’alto, o almeno da maestri saggi e sapienti come Virgilio, il  “savio gentil che tutto seppe”.

Si tratta, in Omero e in Dante, di una rappresentazione ben più forte e drammatica della contemporanea “navigazione su internet”, facilitata da uno dei “motori di ricerca”, che ha preso il nome dell’antico poeta latino (appunto virgilio.it). Eppure anche nella navigazione nel cyberspazio si pongono problemi non dissimili da quelli allegorizzati nell’Odissea omerica, nell’Eneide virgiliana e nella Commedia dantesca.

Il richiamo all’immaginario presente in quelle “grandi narrazioni” che sono all’origine della nostra civiltà e che hanno fornito a molte generazioni punti di riferimento ideali e simbolici, ci dice per esempio che cosa stiamo perdendo e dove dobbiamo ricostruire, per non restare impigliati nella selva della complessità disorientante del nostro tempo.

Certo, il sapere nella società secolarizzata, tecnologica e globalizzata è anche una risorsa utile alla produzione e al consumo: una risorsa che si può anche comprare e vendere, con maggiore o minore fatica, se si è motivati e capaci di entrare nel grande circuito della competizione per conquistare i posti più pregiati nel mondo delle professioni.

Si possono però imparare le scienze e le tecniche senza crescere in umanità. Non smarrire, nel turbinio delle avventure, la nostalgia di Itaca e il dovere di fondare Roma, comporta qualcosa di più dei linguaggi e delle tecniche: fra l’altro comporta strumenti critici e morali atti a tenere sotto controllo per quanto possibile, nell’imprevedibilità degli eventi, l’ideologia, l’odio, la violenza e la sete di potere. Si confrontano ancora il sapere a pagamento dei sofisti, per fare carriera, e quello gratuito di Socrate, per diventare migliori. L’Occidente si regge sull’uno e sull’altro. Senza etica, anche gli affari prima o poi crollano: e se anche non crollassero, quelli non sarebbero veri affari.

D’altra parte è difficile pensare che si diventi eroi e santi, o vigliacchi e criminali solo in virtù dei programmi d’insegnamento e della saggezza o dell’ignavia dei propri maestri. Alessandro fu discepolo di Aristotele, Giuda Iscariota di Gesù e Nerone di Seneca. Ma talora si cresce anche liberandosi del peso dei propri padri e dei propri maestri: per Aristotele, amicus Plato, magis amica veritas.

Un curricolo equilibrato per una proposta educativa aggiornata

Se non esistono ingredienti capaci di per sé di “produrre” personalità colte, sagge e mature, non si può negare, non foss’altro a partire dalla propria personale esperienza, che la qualità degli apprendimenti scolastici, lo spirito e la testimonianza con cui questi vengono proposti, abbiano qualche influenza nella costruzione degli atteggiamenti e di comportamenti giovanili. E non si può dire che tutto ciò che serve a crescere si trovi solo nell’ambito delle discipline e di coloro che le professano.

Qualità, spirito e testimonianza hanno a che fare con i valori: i quali non sono pillole che facciano crescere i muscoli dell’intelligenza e della volontà, ma deboli luci che orientano la navigazione, voci non sempre gradevoli, come quella del collodiano Grillo parlante che, nonostante la sua saggezza, finì “stecchito e appiccicato alla parete.” E tuttavia Collodi, alla fine della storia, lo fa risorgere come voce orientante e illuminante, in un Pinocchio trasformato in uomo.

Nell’era dell’accesso alle reti, delle neuroscienze, del cognitivismo, possiamo ancora parlare di personalità morale, di affetti, di volontà, di responsabilità?

Mi limito, a questo proposito, a citare Howard Gardner, una delle voci più intonate della contemporanea ricerca sull’intelligenza umana e sul ruolo dell’educazione e della scuola: “In un momento come questo, contrassegnato dalla rapidità dei cambiamenti  e dal venir meno di ogni distinzione netta ed evidente tra “buoni” e “cattivi”, inoltre, è diventata più frenetica la ricerca di modelli di umanità. Questa fame ha alimentato gli sforzi di molti per una definizione più ampia di intelligenza.

“Tradizionalmente per ”intelligenza” si intendeva “attitudine alle materie scolastiche e all'acquisizione delle abilità insegnate scuola”. Coloro che aspirano a far valere una visione più ampia dell'intelligenza - e che quindi parlano di intelligenza personale, di intelligenza emozionale, di intelligenza morale e di saggezza - sostengono concordemente che non si può ridurre l'intelligenza alla facilità di apprendere certe discipline di base e di risolvere certi tipi di problemi. Non basta che le persone siano in grado di analizzare; occorre anche che operino con giustizia. Non basta che sappiano pensare o siano creative; occorre che siano ammirevoli anche come esseri umani. Personalmente sottoscrivo il motto di Emerson: “Il carattere è più importante dell’ intelligenza” (H.Gardner,  Sapere per comprendere, tr.it.,  Feltrinelli, Milano  1999, p.264).

Il che pone problemi di notevole difficoltà, perché essere giusto non è come saper calcolare il volume della sfera o recitare una poesia. Essere ammirevole non significa solo vincere un concorso di bellezza o avere la moto più grossa. Il carattere non si può costruire e misurare come la velocità nella corsa o la rapidità nella risoluzione di un problema. Non per questo si può rimuovere o non considerare tutto ciò che non è conoscibile e sviluppabile con evidenza matematica. Molti delinquenti sono maestri nell’uso della matematica e del diritto. L’educazione si occupa, sia pure nel rispetto della libertà delle persone, non solo del possesso di certe conoscenze e di certe tecniche, ma anche dell’uso che se ne fa. Ed è a questo proposito che si parla in senso pieno di competenze, intendendo conoscenza, abilità tecnica e responsabilità sociale.

Intanto teniamo fermo un principio: occuparsi di educazione della personalità nella scuola non è impossibile, arbitrario, illegittimo. La ricerca sarà lunga ed esposta ad approssimazioni e forse ad errori. Ma non è giusto attendere d’aver risolto tutti i problemi ideologici, epistemologici e metodologici per cominciare a programmare e a valutare tenendo conto, per quanto possibile, e con tutta la prudenza e la discrezione necessarie, ma senza rimozioni o censure, dei risvolti affettivi, relazionali, etici e comportamentali della personalità dei ragazzi, offrendo loro stimoli, aiuto e spazi di cittadinanza attiva. Il che chiama in causa la questione dei valori, su cui non si può non soffermarsi.

Ho sott’occhio due saggi, uno di Luigi Zoja, dal titolo La morte del prossimo, Einaudi, Torino, 2009, l’altro del CENSIS, presentato dal suo segretario generale Giuseppe De Rita, dal titolo I valori degli italiani. Dall’individualismo alla riscoperta delle relazioni, CENSIS, Marsilio, Venezia 2012.

L’approccio del primo è psicanalitico, quello del secondo sociologico. Zoja vede nell’uomo metropolitano un individuo non più connesso con i vicini, ma con i lontani: si parla col cellulare o col computer, ma si diventa sempre più indifferenti ed estranei nei confronti dei vicini, che perdono di consistenza.

De Rita, a conclusione di un’ampia indagine sociologica, rileva che la prossimità non è scomparsa: il 43,4% definisce il suo vicinato una comunità in cui tutti si conoscono, si frequentano e, se necessario, si aiutano. Il 26% degli italiani (poco più di 13 milioni) svolge attività di volontariato. Mi limito a questi cenni per notare che, secondo De Rita, si vanno lentamente avvicinando l’élite che è stata protagonista di gran parte della storia patria, dal Risorgimento al fascismo, e il popolo, che è stato invece protagonista della lunga corsa al benessere della fase democratica. La cronaca presenta in proposito testimonianze contrastanti. Da un lato tende a dilatarsi la “forbice” che esiste da secoli fra il popolo e le istituzioni, con particolare riferimento alla classe politica e alle “caste” di privilegiati; dall’altro si scorge un tessuto nuovo, che si viene formando sottola crosta della corruzione, del carrierismo e della violenza. A scuola  la perdita di prestigio e di autorità di insegnanti e dirigenti, il bullismo, la volgarità  non dilagano ovunque. C’è anche una buona scuola, diffusa più di quanto lasci intendere la cronaca giornalistica.

C’è da chiedersi se la scuola sia vissuta anche, almeno in parte, come comunità educativa, in cui si sviluppino sentimenti e riflessioni di empatia, di rispetto, appartenenza e di partecipazione. Tutto questo consente di produrre e di conservare, in vista del difficile futuro verso il quale stiamo andando, uno spirito di amicizia e di fiducia reciproca fra ex alunni, che costruiscano un prezioso “capitale sociale”. Occorre insomma un’alternativa sia alla solitudine di individui isolati o superficialmente collegati con facebook, sia alle reti del malaffare.

Chiediamoci adesso se ci sono punti di riferimento, documenti, norme che aiutino a connettere i vissuti di oggi con i valori di verità, di giustizia, di merito, di solidarietà, senza i quali è difficile orientarsi e superare le fatiche e le frustrazioni che accompagnano la nostra vita, in famiglia, a scuola, nelle associazioni e nella vita sociale e politica. La mia risposta è che questi strumenti ci sono e sono utili, se si impara a utilizzarli, come si farebbe con la bussola e con le carte nautiche.

Nota bibliografica

Una messa a punto della problematica qui accennata e un’analisi del contributo che ciascuna disciplina scolastica può dare all’insegnamento di C&C e alla promozione della cittadinanza attiva, con ampi riferimenti bibliografici e sitografici, si può trovare in:

-LUCIANO CORRADINI (a cura di) Cittadinanza e Costituzione. Disciplinarità e trasversalità alla prova della sperimentazione nazionale. Una guida teorico pratica per docenti, Tecnodid, Napoli, 2009. Vi si esaminano quasi tutte le discipline scolastiche, dal punto di vista della didattica interdisciplinare e trasversale, in funzione delle competenze sociali e civiche.

-ALUISI TOSOLINI, PAOLA BRUNELLO, BARBARA ROSINI (a cura di), Cittadinanza e Costituzione, Curriculum, modelli organizzativi, certificazione delle competenze, La Tecnica della scuola, Catania, 2011;

-LUCIANO CORRADINI e ANDREA PORCARELLI, Nella nostra società. Cittadinanza e Costituzione, SEI, Torino 2012. Si tratta di un testo dedicato agli studenti del secondo ciclo, per offrire loro uno strumento utile a orientarsi nella vita e nella cultura contemporanea e a costruire la loro identità personale e civile, in un tempo di oscuramento degli ideali e di sfiducia nella scuola e nella politica. Le nozioni sono presentate in un contesto di senso che ne consenta la comprensione e la discussione, in dialogo con tutte le discipline scolastiche.

Il libro propone ai giovani una sorta di visita guidata alla “galleria” dei 139 articoli della Costituzione, per coglierne le implicazioni di carattere storico, etico, giuridico, politico, in modo da facilitare in loro la scoperta e la valorizzazione del “tesoro” che i “padri costituenti” hanno costruito intorno alla metà del secolo scorso.

Il primo capitolo inizia il dialogo con i lettori esplorando per così dire dall’alto lo scenario storico in cui sono maturati i diritti di cittadinanza, a partire dall’età antica. Nei successivi si presentano e si commentano i nodi fondamentali del testo costituzionale, in tutte le sue parti. Il libro intende valorizzare ciò che di vivo e di essenziale gli studenti possono incontrare nel corso dell’adolescenza e nell’itinerario formativo della scuola secondaria superiore, fornendo loro criteri di lettura della realtà, e indicando prospettive d’impegno di cittadinanza attiva.

I glossari hanno il compito di accompagnare lo studente, offrendogli nel corso della lettura definizioni e spiegazioni dei termini più tecnici o più difficili. I laboratori consentono di “fare il punto” sui temi trattati al termine di ogni capitolo e si strutturano in due tipologie di esercizi: esercizi a schema chiuso, per verificare alcune delle conoscenze fondamentali, ed esercizi a schema aperto, collaborativi e creativi, per consentire di mettere in atto, nei contesti concreti delle diverse classi, le proprie competenze culturali in ordine alla cittadinanza e in rapporto alla Costituzione.

www.progettocostituzione.net

www.indire.it;

www.lucianocorradini.it

www.invalsi.it,

La Terza indagine IEA sull’educazione civica e alla cittadinanza. Rapporto nazionale (ICCS IEA 09) INVALSI, Tecnodid, Napoli 2011;

http:// Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , Citizenship Education in Europe, European Commission. Education, 2012


Ultimo aggiornamento Sabato 21 Dicembre 2013 16:40  

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