Con Cesarina Checcacci nel CNPI e nell’UCIIM

Con Cesarina Checcacci nel CNPI e nell’UCIIM

Con Cesarina nel Consiglio nazionale della pubblica istruzione e nell’UCIIM

Luciano Corradini

Uno dei motivi della vitalità dell’UCIIM, nel suo primo mezzo secolo di vita, è sicuramente la qualità delle persone che l’hanno animata, guidata, rappresentata in molte sedi ecclesiali e civili. Si può dire che non ci fosse settore importante di vita associativa e istituzionale a cui non si dedicassero un’attenzione specifica e una qualche forma di presenza da parte dell’UCIIM (1). Nelle sezioni periferiche, che non riuscivano a sviluppare un’analoga attività a 360°, si rappresentava l’UCIIM come una giraffa, che con la testa arrivava ai rami alti della foresta, mentre il corpo rimaneva indietro.

Una sede particolarmente importante, in cui esprimere la propria presenza, a partire da intense e impegnative campagne elettorali, allora anche ideologicamente connotate, è stata, fin dall’inizio della vita dell’UCIIM, quella del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, divenuto, a partire dal 1974, Consiglio nazionale, ossia CNPI. Il “parlamentino” della scuola ha compiti consultivi per i Ministri e disciplinari per il personale scolastico. Non fa leggi, ma le sue autonome pronunce i suoi pareri, se ben fatti e condivisi, hanno qualche probabilità d’influire sulle decisioni relative all’assetto e alla qualità della scuola.


Una mia prima volta in CNPI, nel 1977, con Cesarina protagonista

Cesarina fu, fin dagli anni ’60, presente e sempre rieletta in tale organismo. Per la sua laboriosità e il suo spirito battagliero, si conquistò una notevole autorevolezza, sia presso i colleghi, sia presso l’Amministrazione, come capogruppo della pattuglia ucimina e come punto di riferimento della componente cattolica, che comprendeva anche l’AIMC, numericamente più consistente, e la FIDAE.

Cito da una lettera inviatale dall’allora direttore generale della scuola media Mario Forte, nel 1978: “Nei tanti anni della mia permanenza a questa direzione generale (ben 13!) ho avuto nell’UCIIM e in Lei un costante e sicuro punto di riferimento, dato che l’Unione e Lei in particolare costituiscono nella scuola italiana un gruppo ideale e operativo, nel quale l’impegno professionale personalmente vissuto e sofferto si illumina del riflesso dello Spirito”. Conclude ringraziando “Lei e tutta l’UCIIM per le continue manifestazioni di sostegno, per i consigli e la collaborazione così efficace e amichevole”. (2)

Nel 1977 le elezioni per il CNPI si conclusero con un buon risultato per le liste UCIIM: quella della scuola media ebbe 37.978 voti (la Checcacci ne ebbe 22.162) la secondaria di secondo grado 18.473 voti (il sottoscritto ne ebbe 8.334). In tutto eravamo sei consiglieri ucimini, come si legge nell’articolo analitico, pieno di tabelle, scritto da Augusto Camponeschi nel n. 5/6, 1977, di “La Scuola e l’Uomo”. In una sessione straordinaria, il 7 e l’8 marzo 1978, affrontammo il problema della violenza giovanile, allora esploso con virulenza. Cesarina intervenne, con Rosa Calzecchi Onesti e insieme si diede un buon contributo a stendere un impegnativo parere.

Dal 13 al 17 marzo del 1978 si tenne il XIV congresso nazionale, nel quale Cesarina fu rieletta con grande consenso: secondo arrivò Pietro Malatesta, indimenticabile segretario centrale. Seguirono Corradini, Maurano, Bortoli, Modestino, Curci, Di Maggio, Rapisarda, Capodanno, Pieretti e Franzoni. Alla vicepresidenza furono eletti Corradini, Di Maggio e Pieretti. Pochi giorni dopo, scrissi a Cesarina una lettera per dirle che comunicavo al Ministro d’aver perso il diritto di rappresentanza della scuola secondaria nel CNPI, per la mia nomina nei ruoli dell’università di Milano. Comunicavo anche la mia volontà di continuare a lavorare per l’UCIIM e per la scuola, dato che, entrando al liceo e nell’UCIIM, avevo avuto una sorta di investitura “secundum ordinem nosenghianum” (3)

Una seconda volta, dal 1989 al 1997, come vicepresidente

Un mio reingresso nel CNPI avvenne nel 1989, su indicazione della CISL, con l’accordo di tutte le componenti sindacali e col pressante invito del ministro Mattarella. La richiesta mi era stata formulata dal segretario Alessandrini, nottetempo, mentre ero in California per un seminario. Sulle prime rifiutai, perché volevo impegnarmi più pienamente nell’università. Una collega dello SNALS, Daniela Silvestri, mi telefonò a Milano per dirmi che il mio ingresso avrebbe comportato la perdita del seggio UCIIM nell’Ufficio di presidenza del CNPI, dato che anch’io ero ucimino. Dissi che avrei accettato solo se mi avessero conteggiato come universitario, presidente dell’IRRSAE Lombardia, e non come ucimino. Così fu, e ci trovammo a lavorare insieme, Cesarina ed io, nell’Ufficio di presidenza, per 7 anni, fino alle nuove elezioni, che si fecero nel 1997.(4) Dopo un anno Bona e io ci trasferimmo a Roma.

Il ruolo di Cesarina in tale organismo è stato di promozione e di mediazione: si può dire che avesse il cuore nell’associazione e la testa nell’istituzione, a rischio di farsi giudicare nella scuola filogovernativa e nel Palazzo movimentista e partigiana. La sua amicizia personale con Franca Falcucci, con Carlo Buzzi, con Luciana Pecchioli, con Luisa La Malfa, con Ethel Serravalle, con Gigliola Corduas e altri protagonisti della vita sindacale e associativa di allora facilitò i rapporti fra le associazioni rappresentate in CNPI. Un posto per loro c’era sempre nelle commissioni che si occupavano dei programmi ministeriali.

Il ruolo di Cesarina nelle commissioni ministeriali

Di fatto la sua autorevolezza si è accresciuta nel tempo, con titoli conquistati sul campo, attraverso una intensa attività di promozione di ricerche, di esperienze d’innovazione alla base e di partecipazione alle commissioni nazionali di studio, da quelle promosse dalle diverse direzioni generali a quelle più famose, che portano i nomi dei sottosegretari Biasini (1971) e Brocca (1988-1993). Non mancavano naturalmente le dicerie e le ostilità di chi temeva che acquistasse troppo potere di “sottogoverno” come allora si diceva.

I programmi della scuola media del 1979 si devono in parte all’impegno di Cesarina, che si dedicò, nell’ambito della “commissione mista” e del CNPI, in particolare a quelli di educazione civica, concorrendo a costruire un testo equilibrato e di ampie vedute, che teneva ferme le dimensioni affermate nel dpr di Aldo Moro, in particolare quelle che oggi chiameremmo della disciplinarità e della trasversalità dell’educazione civica. Significativo è in proposito il suo ampio e denso articolo L’educazione civica: un capitolo dell’educazione morale (5)

Per quanto riguarda la secondaria superiore, nel 1986 Cesarina precisava nella Proposta programmatica dell’UCIIM: “La disciplina che può soddisfare sia all’esigenza di una presenza continua in tutto l’arco di studi della secondaria superiore, sia a quella di evidenziare le connessioni sopra descritte tra realtà economica, giuridica ed etica è, a nostro avviso, l’”Educazione civica arricchita da elementi di diritto e di economia”. Aggiungeva, precisazione importante, che i docenti di storia e di filosofia “dovrebbero aver sostenuto almeno gli esami più importanti, tra quelli previsti per la laurea in storia e per quella in scienze politiche”. (6)

Un gesto di responsabilità e di generosità e qualche momento di dissenso

Un altro ricordo mi è rimasto impresso. Dopo la pronuncia di propria iniziativa del CNPI, in cui si chiese al ministro Lombardi di nominare una commissione che rivedesse e integrasse il dpr Moro del 1958, mi trovai a presiedere, oltre al CNPI, anche le due commissioni ministeriali che successivamente elaborarono la direttiva Lombardi 8.2.1976, n.58 e nuovi programmi di “educazione civica e cultura costituzionale”, per le scuole di ogni ordine e grado. I tempi erano stretti e io seguii il dibattito, con un misto di impegno e di trepidazione, in tutte le articolazioni del CNPI.

Quando eravamo vicini al traguardo, alcuni dubbi che serpeggiavano in Consiglio si manifestarono in un intervento di Carmine Carlucci, che espresse perplessità “politiche”, dato che il Governo Dini-Lombardi era ormai vicino al termine della sua corsa. A questo punto Cesarina, che pure aveva condiviso alcuni malumori, perché i nuovi programmi superavano in certo senso quelli della scuola media del 1979, cui era affezionata, si avvicinò lentamente al banco della presidenza, salì con fatica i gradini e chiese la parola, venendo in mio aiuto. Dopo il suo intervento, il parere complessivo fu approvato all’unanimità. In altri momenti aveva giudicato con severità le prese di posizione che io avevo assunto su alcune questioni nel Consiglio dell’UCIIM, per esempio a proposito dell’autonomia scolastica, delle liste unitarie negli organi collegiali, del doppio canale nell’insegnamento della religione cattolica.

Al termine di sedute piuttosto impegnative, al Ministero, più volte ho accettato un passaggio sulla sua piccola Lancia, dato che abitavamo nella stessa zona di Roma. Io cercavo fra l’altro di chiedere il suo parere sul futuro dell’UCIIM. Lei lasciava cadere il discorso, dicendo che ci avrebbe pensato la Provvidenza. E’ certo comunque che non visse come provvidenziali i voti che io ebbi nel XIX congresso, che si tenne alla Domus Mariae nella primavera del 1997.

Si era talmente identificata nell’UCIIM che il ruolo di primaria responsabilità, esercitato per più decenni, costituiva per lei non un mandato temporaneo, ma una sorta di fattore costitutivo della sua personalità. Come non c’è un papa emerito, così lei non riusciva a vedersi come presidente emerita. Le pareva che crollasse quel mondo che con tanti anni e con tanta passione e competenza aveva costruito. Non avvertiva che il mondo stava cambiando e che, per ragioni fisiologiche e sociali, come le suggeriva anche mons. Giuseppe Rovea, consulente a tutti molto caro e a lei particolarmente vicino, era bene rinnovare le cariche.

Il difficile abbandono del ruolo di presidente e il ricupero di un sereno distacco

Se Nosengo aveva vissuto con angoscia il prolungamento dei suoi mandati elettorali, in occasione dei congressi degli anni ‘60, Cesarina ha vissuto invece con angoscia la possibile fine dei suoi mandati di presidente nazionale. Ha difeso con altrettanta tenacia, come se subisse un’ingiustizia, anche le altre presidenze connesse a quella dell’UCIIM: la presidenza del Movimento circoli della Didattica, con la rivista Ricerche Didattiche, la presidenza della Cooperativa Presenza nella scuola, cui erano assegnati dal Ministero alcuni docenti comandati, e la presidenza della srl Primavera 900, proprietaria dell’immobile di Via Crescenzio. Erano tutte strutture di servizio, costituite per svolgere funzioni che la nuova normativa consentiva ormai di svolgere all’interno dell’UCIIM, semplificando la gestione e riducendo i costi.

Più volte le ho chiesto di ricevere miei studenti che avrebbero potuto fare tesi di laurea sulla sua vita e sulla sua attività. Ha sempre rifiutato, dicendo che la storia lei voleva non scriverla, ma continuare a farla. Questa prospettiva le fu, con sua parziale consolazione, di nuovo aperta, perché la CISL scelse lei nella nuova tornata del CNPI e lei fu eletta per un anno vicepresidente. Successivamente fu nominata consigliere ministeriale, da parte dei ministri Berlinguer e De Mauro, che avevano per lei stima e alta considerazione.

Ammetto che il passaggio alla mia presidenza non è stato facile, benché io cercassi di convincerla che il mio mandato lo intendevo come un aiuto per lei e per l’UCIIM, e non un atto di ostilità nei suoi confronti. La ristrutturazione e la messa a norma della sede di Via Crescenzio e la sistemazione di carte e libri in archivio e biblioteca le visse come vicende sgradevoli, tanto che una volta chiese a Bona, con piglio severo, che cosa facesse in Via Crescenzio. Stava facendo il possibile per dare una mano in tutti i modi, collaborando con amici e parenti volontari per lavori di progettazione e di manovalanza, e  con le ragazze della segreteria: tuttavia, intimidita, le rispose che era venuta a portarmi della posta.

Lentamente il grumo dell’amarezza si sciolse. In alcuni incontri internazionali promossi dal SIESC, da cui è stata nominata presidente emerita, Cesarina accoglieva volentieri il braccio di Bona e la sua compagnia, considerandola quasi come una figlia. E anch’io sono in qualche modo ritornato ad essere, trent’anni dopo, quel giovane collega che, da presidente dell’UCIIM di Reggio Emilia, aveva con lei collaborato amichevolmente in vari modi, come dimostra il nostro carteggio. Riemergeva lentamente quella dolcezza che in lei era stata come rimossa, sotto il peso di grandi responsabilità, di un insonne attivismo e di un esercizio incontrastato del potere direttivo, approvato dalla totalità del Consiglio centrale (solo un paio di volte alcuni di noi si astennero).

Un giudizio storico e un sorriso

In decenni nei quali era facile cedere alle suggestioni dell’ideologia e dell’emotività, Cesarina ha retto con fermezza il timone dell’associazione e della sua politica scolastica. Sia in sede ministeriale, sia in sede associativa è riuscita ad assicurare all’UCIIM una guida ispirata a idealità e a realismo politico, caratterizzato da una notevolissima mole di lavoro. Lo dimostrano le pubblicazioni, le circolari, le carte racchiuse in un grande armadio, nella stanza dell’UCIIM dove, più che la medaglia d’oro della PI e il diploma di Grand’ufficiale della Repubblica, colpiscono il suo sorriso e il suo ritratto con Giovanni Paolo II.

Note

(1) Si pensi, a proposito di queste sedi, al Sindacato nazionale scuola media, in cui la componente Uciim, rappresentata da uomini come Perucci, Pagella, Granella, Maurano, Pitolli, aveva la maggioranza, ai Centri didattici nazionali, dove Bonacina, Gozzer, Giugni, Perucci, Tamborlini, Agazzi, Tadini e lo stesso Nosengo svolgevano ruoli di guida e di promozione, al Movimento Circoli della Didattica, istituito e gestito da una maggioranza UCIIM e a lungo presieduto da Agazzi, da Cesarina, da Di Maggio e da Santonocito,  oltre che al Consiglio Superiore della PI, che nel 1974 sarebbe diventato CNPI. C’era anche una pattuglia di parlamentari che partecipavano, anche come cooptati nel Consiglio centrale, alla vita dell’UCIIM: ricordo in proposito Vinicio Baldelli, che fu anche vicepresidente e amministratore (abbiamo avuto la gioia di vederlo, lucido novantasettenne, al recente convegno nazionale UCIIM-AIMC sui 150 anni della scuola italiana), Russo, Ermanno Dossetti, Spitella,  e i senatori Baldini, Bellisario e Spigaroli.

(2) Saluto grato al direttore Mario Forte, in “La Scuola e l’Uomo”, n3/4, 1978, p.117)

(3) L. Corradini, Il senso dell’andare insieme, in “La Scuola e l’Uomo”, n.3/4 1978, p. 122).

(4) L.Corradini (a cura di) Il Consiglio nazionale della pubblica istruzione nel periodo 1989-1997, Studi e documenti degli Annali della pubblica istruzione, nn.75-76, Le Monnier, Firenze 1997

(5) C. Checcacci, in “La Scuola e l’Uomo”, n7/8, 1979, pp.196-198)

(6) C.Checcacci, in “Annali della Pubblica Istruzione”, 2, 1986, pp.194-197

 

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